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Healthy Seas: stop alla pesca fantasma!

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L’iniziativa Healthy Seas, frutto della collaborazione tra un’organizzazione non governativa e alcune aziende, ha come scopo la pulizia dei mari attraverso la rimozione dei rifiuti, in particolar modo delle reti da pesca abbandonate, responsabili della morte di moltissime creature marine. È il cosiddetto fenomeno della “pesca fantasma”, che consiste nell’abbandono o nella perdita involontaria in mare di attrezzature da pesca. Si stima che ogni anno circa 640.000 tonnellate di attrezzi da pesca vengano abbandonate nell’oceano, causando la morte di milioni di animali, tra cui balene, foche, delfini, tartarughe e uccelli marini.

Grazie all’aiuto di sub tecnici, Healthy Seas raccoglie le reti disperse in mare e si assicura che le stesse, insieme ad altri rifiuti di nylon, vengono riciclate e utilizzate nella creazione del filato ECONYL®, una materia prima di alta qualità usata per creare prodotti come calze, costumi da bagno o tappeti.

Fondata nel 2013, ad oggi Healthy Seas lavora in collaborazione con 100 subacquei volontari, pescatori, società di salvataggio ed allevamenti ittici. Le aree di azione europee sono tre: Mare del Nord, Mare Adriatico e Mar Mediterraneo, tutte zone con un alto tasso di biodiversità, di turismo e di pesca, ma caratterizzate anche dalla presenza di relitti, luoghi in cui le reti da pesca tendono ad accumularsi. Healthy Seas ha scelto queste tre regioni anche perché rappresentative delle condizioni geografiche ed ecologiche di altri mari europei e, per questo, utili nella raccolta di informazioni ed esperienze da investire in progetti futuri.

Il 22 settembre 2019, l’iniziativa Healthy Seas ha vinto il premio Circular Economy ai Green Carpet Fashion Awards, nella serata conclusiva della settimana della moda di Milano al Teatro alla Scala.

Scopriamo di più su questa iniziativa attraverso alcune domande che noi di DiveCircle abbiamo posto agli amici di Healthy Seas:

Perché è importante mettere fine alla pesca fantasma?

<<Uno degli impatti più orribili della pesca fantasma è chiamato il “ciclo della morte”. Pesci e animali marini restano intrappolati nelle reti fantasma, attirando animali più grandi che vogliono nutrirsi di loro e che, a loro volta, rimangono intrappolati nelle reti fantasma, continuando il ciclo. Inoltre, la maggior parte delle reti da pesca è realizzate in plastica che non si decompone, rimane per sempre nel mare e lentamente rilascia minuscole particelle, chiamate microplastiche, che finiscono nello stomaco dei pesci e infine nei nostri>>.

Quali sono le maggiori difficoltà a cui andate incontro nel rimuovere l’attrezzatura da pesca dai mari?

<<Una volta che i pescatori perdono le loro reti nel mare, l’unico modo per rimuoverle è quello di ricorrere all’aiuto di subacquei tecnici, altamente qualificati e addestrati a svolgere questo pericoloso lavoro. Condizioni meteorologiche imprevedibili, scarsa visibilità, acque profonde, spese per il riempimento dei serbatoi di gas, per i viaggi e per il noleggio delle barche, sono alcune delle sfide che ci troviamo ad affrontare. Inoltre, il quadro normativo differisce in ogni paese, quindi per una iniziativa come Healthy Seas, che opera a livello internazionale, anche questo è un ostacolo. I subacquei sono ben addestrati, obbediscono a un protocollo rigoroso e operano in gruppo per svolgere il proprio lavoro in sicurezza e con successo. Le altre difficoltà sopra descritte vengono superate grazie alla preparazione, all’organizzazione e all’aiuto di partner locali affidabili>>.

È possibile ripulire gli oceani da tutta la plastica? E se sì, come?

<<Si stima che dal 1950 siano stati prodotti 8,3 miliardi di tonnellate di plastica. Di questi, solo il 9% è stato riciclato e il 12% è stato incenerito. Il resto è stato scaricato nelle discariche o nell’ambiente naturale. La soluzione a questo enorme problema ambientale sta nella prevenzione e nell’evitare che la plastica finisca nei mari e negli oceani. Le azioni messe in atto fino ad ora non sono sufficienti a risolvere un problema di tale portata, per questo Healthy Seas lavora incessantemente per coinvolgere il settore della pesca, nel tentativo di trovare una soluzione a monte e impedire che le reti da pesca vengano abbandonate negli ecosistemi marini>>.

Come scegliete dove intervenire?

<<Nella maggior parte dei casi, i pescatori e i subacquei ci segnalano dove si trovano le reti fantasma; noi cerchiamo di dare priorità alle aree marine dal forte valore ecologico. Il trasporto delle reti è spesso una sfida logistica e teniamo in grande considerazione l’impatto ambientale delle nostre operazioni>>.

Cosa non funziona nell’affrontare questo problema e cosa potrebbe essere migliorato in futuro?

<<Sebbene abbiamo accolto con favore il divieto dell’UE per le materie plastiche monouso, un numero significativo di reti da pesca in disuso non viene raccolto per il trattamento. Queste, insieme ai prodotti in plastica usa e getta, rappresentano un grave rischio per gli ecosistemi marini, la biodiversità e la salute umana. Gli Stati membri potrebbero inasprire le norme per garantire la raccolta e la gestione dei rifiuti. Speriamo che la nuova Commissione che opera nell’area delle priorità del Green Deal europeo agisca in questa direzione>>.

Se vuoi sapere di più su Healthy Seas e sulle attività che conduce, visita il loro sito web.

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Dolphin e Whale Watching sostenibili: linee guida

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Friend of the Sea (FoS) è un’organizzazione non governativa il cui scopo è tutelare l’ambiente marino e preservarne le ricchezze nel corso del tempo. Per far questo crea e aggiorna periodicamente precisi e rigorosi standard di sostenibilità da soddisfare per essere certificati come aziende ecosostenibili.

FoS si occupa principalmente di certificazioni nel mondo dell’ittico, ovvero di pesca sostenibile, ma nel corso del tempo ha sviluppato altri importanti standard, come quelli riguardanti Dolphin e Whale Watching sostenibili.

Ma quali sono i requisiti da soddisfare per far sì che un’attività di avvistamento di balene e delfini possa definirsi davvero ecosostenibile? Scopriamone alcuni insieme.

Requisiti di sostenibilità per il Dolphin e Whale Watching

1) Le barche non devono usare sonar attivi, ecoscandagli o sistemi che emettono suoni nell’acqua per attirare i cetacei: questo perché alcuni tipi di cetacei per individuare le loro prede emettono degli ultrasuoni; di conseguenza, l’uso di sonar, ecoscandagli e suoni potrebbe interferire con questo processo e quindi mettere a rischio il loro sostentamento.

2) Nell’area compresa tra 300 e 100 metri dai cetacei, le barche devono mantenere una velocità lenta e costante (≤ 5 nodi) e non devono mai inseguire balene e delfini: ci sono studi che dimostrano che sotto i 5 nodi le balene hanno la possibilità di allontanarsi volontariamente dalle imbarcazioni. Anche le distanze sono il frutto di studi ben precisi.

3) Quando i delfini e le balene si avvicinano alle barche queste devono mantenere la stessa velocità e non cambiare direzione: un cambio di direzione e di velocità può infastidire i cetacei e alterarne il comportamento.

4) Tranne quando i cetacei si avvicinano alle barche, le barche devono sempre mantenersi a una distanza minima dai cetacei. La distanza minima è di 100 metri dalle balene e 50 metri dai delfini (cioè la “zona di osservazione”). Una distanza inferiore è proibita: la distanza dai delfini è inferiori in quanto essendo più veloci e agili possono volontariamente allontanarsi con più facilità.

5) Le barche non si devono mai avvicinare intenzionalmente ai cetacei frontalmente e posteriormente. L’approccio deve iniziare con una rotta inclinata di circa 30° rispetto alla rotta dei cetacei, fino a diventare gradualmente parallela alla stessa: approcciare frontalmente o da dietro i cetacei può essere interpretato come un’azione predatoria nei loro confronti.

6) Fare attenzione per evitare che il gruppo di cetacei non venga disperso e che i piccoli e i giovani esemplari non siano separati dalle loro madri: questo per evitare la dispersione del gruppo e quindi aumentare il livello di stress nei cetacei stessi.

7) Le barche non devono avvicinarsi intenzionalmente a madri isolate, coppie di piccoli/giovani, piccoli/giovani isolati, né cetacei che sembrino accoppiarsi, riposare o evitare le barche: avvicinarsi troppo aumenterebbe il livello di stress nei cetacei stessi e potrebbe interrompere importanti attività come l’accoppiamento e il riposo.

8) Solo una barca alla volta può trovarsi nella zona di osservazione mentre le altre devono attendere al di fuori (oltre i 300 metri): il tempo trascorso nella zona di osservazione deve essere al massimo di 30 minuti, 15 nel caso ci siano altre imbarcazioni in attesa. Inoltre i motori devono essere posizionati in folle. Tutto questo per limitare il livello di stress nei confronti dei cetacei.

9) Quando un capodoglio cambia bruscamente il suo orientamento o inizia a fare immersioni brevi di circa 1-5 minuti, senza mostrare i suoi colpi di coda, la barca deve lasciare la zona di osservazione ad una velocità lenta e costante (≤ 5 nodi) fino all’uscita della zona stessa, tenendo sempre sotto controllo la posizione del capodoglio per evitare collisioni accidentali: il capodoglio adotta questi comportamenti quando è stressato, è un suo modo per manifestare il proprio “disappunto”. Per questo motivo ci si deve allontanare.

Dolphin e Whale Watching sostenibili

10) La compagnia non deve fornire o organizzare attività di nuoto con i cetacei: nuotare con i cetacei può aumentare il livello di stress negli animali stessi. Inoltre, può modificare il loro comportamento naturale, può portare a manifestazioni di aggressività nei confronti dell’uomo e ad alterazioni del comportamento nel lungo periodo. Inoltre, anche le persone potrebbero farsi male, sia saltando dalla barca che in caso di interazioni con gli animali (anche involontarie).

11) Dare da mangiare ai cetacei e/o altri animali è vietato: farlo andrebbe ad alterare il comportamento naturale dei cetacei e in più il cibo potrebbe essere tossico per loro, qualora non facesse parte della loro dieta naturale.

Fonte: Friend of the Sea

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Le minacce all’ecosistema marino

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Al giorno d’oggi, le minacce all’ecosistema marino sono in continuo aumento. E’ possibile suddividerle in due macroaree: le minacce di origine naturale e quelle di origine antropica.

Nella prima area rientrano tutti quei fenomeni naturali che da millenni colpiscono gli ambienti marini, solitamente in aree limitate, e nei confronti dei quali la natura ha sviluppato forme di protezione e una grande capacità di rigenerazione. Ne sono un esempio gli uragani, gli tsunami e le eruzioni vulcaniche.

Le minacce di origine antropica, ovvero quelle derivanti dall’azione dell’uomo, sono iniziate all’incirca due secoli fa e, oggi più che mai, hanno subito una moltiplicazione e un’accelerazione senza precedenti. Inoltre alcune di queste minacce, diversamente da quelle naturali, non si limitano a colpire piccole parti di ecosistemi marini, ma investono contemporaneamente vastissime aree di mare, se non tutte, come nel caso delle conseguenze dovute ai cambiamenti climatici.

Minacce all’ecosistema marino di origine naturale

Questo genere di minacce colpisce gli ecosistemi marini da sempre. Per difesa, gli stessi ecosistemi hanno sviluppato una forte capacità di rigenerazione, anche grazie all’aiuto delle zone limitrofe non colpite dal cataclisma. Purtroppo però, a causa dei vari interventi dell’uomo e dei cambiamenti climatici, le calamità naturali sono diventate sempre più frequenti e sempre più devastanti, ostacolando così questo processo di auto-rigenerazione degli ecosistemi marini.

Ma a cosa ci riferiamo nello specifico quando parliamo di minacce all’ecosistema marino di origine naturale? Scopriamolo insieme.

  • Cicloni: detti anche uragani o tifoni, sono violenti moti rotatori di masse di aria che si combinano al movimento della terra. Sono accompagnati da forti venti e da pioggia e sono causati da un insieme di fenomeni atmosferici, tra cui l’innalzamento delle temperature. Questi vortici di aria, il cui diametro può raggiungere anche un centinaio di km, possono causare danni agli organismi che vivono nei primi metri della colonna d’acqua. Inoltre, i forti venti alzano sabbia e sedimenti che poi ricadono in mare dove intorbidiscono l’acqua, compromettendo l’attività fotosintetica dei vegetali, e poi si depositano sul fondo rischiando di soffocare gli organismi che lo popolano.
  • Maremoti: conosciuti anche come tsunami, sono causati da dissesti del fondo oceanico dovuti a terremoti, eruzioni o frane. Questi movimenti provocano uno sprofondamene di una parte di crosta terrestre e l’innalzamento di un’altra che generano uno spostamento della superficie dell’acqua verso l’alto. A causa della forza di gravità questa grande massa d’acqua ritornerà velocemente verso il basso, producendo onde alte fino a 10 metri, che si muovono anche a 500/1000 km orari, e che si abbattono con violenza sulla costa, distruggendo tutto quello che trovano.
  • Alluvioni: diventano un pericolo per l’ambiente marino quando avvengono in prossimità della costa e le acque che esondano dai fiumi o torrenti si riversano in mare. L’acqua che esonda dai corsi d’acqua porta con sé sedimenti, detriti e rifiuti che raggiungono il mare, causandone l’intorbidimento delle acque, per poi depositarsi sul fondo. Inoltre, le acque che si riversano in mare sono dolci e abbassano repentinamente la salinità del tratto di costa coinvolto, creando problemi di sopravvivenza agli organismi che poco tollerano le variazioni di salinità. Dipendono da azioni dell’uomo (costruzioni di argini troppo stretti, scarsa pulizia dei corsi d’acqua, etc.) e da i cambiamenti climatici che stanno causando eventi meteorologici sempre più estremi.

Minacce di origine antropica

Oltre ad aggravare le calamità naturali, alcune azioni dell’uomo possono avere conseguenze negative, dirette o indirette, sugli ecosistemi marini. Ecco di seguito, le maggiori minacce all’ecosistema marino di origine antropica.

  • Cambiamenti climatici: questi cambiamenti alterano gli ecosistemi marini molto più rapidamente di quelli terrestri. L’aumento delle temperature causa lo scioglimento dei ghiacci, l’innalzamento dei mari e un incremento degli eventi estremi. Altra conseguenza è la migrazione di specie verso latitudini più alte, alla ricerca di acque più fresche, con possibili estinzioni locali in quelle aree dove l’espansione verso latitudini maggiori è limitata dalla presenza di barriere fisiche. Inoltre, l’assorbimento da parte dell’oceano di circa metà delle emissioni di anidride carbonica di origine antropica, sta causando una diminuzione del pH medio delle acque superficiali. Questa acidificazione ha effetti diretti sul metabolismo degli organismi. Altra conseguenza dei cambiamenti climatici è l‘abbassamento dei livelli di ossigeno nei mari, con un conseguente aumento di stress per gli organismi ed eventuale morte per ipossia.
  • Inquinamento: tra le minacce per l’ambiente marino, l’inquinamento rappresenta ancora una delle più significative. Le fonti di inquinamento si possono dividere in tre categorie: le immissioni costiere (ad esempio scarichi di liquami o rifiuti industriali), la deposizione atmosferica (tutte le sostanze inquinanti rilasciate in aria e portate in mare dalle piogge) e le fonti offshore (l’inquinamento causato dalle navi, dall’estrazione di petrolio e di risorse minerarie).
  • Eutrofizzazione: è causata dal rilascio in acqua di nutrienti che provengono dai fertilizzanti usati in agricoltura e negli allevamenti. Un’elevata concentrazione di nutrienti in mare può provocare a una crescita eccessiva di fitoplancton (plancton vegetale) che porta ad un rapido esaurimento dei nutrienti, causando la morte stessa degli individui. Il processo di decomposizione di questi organismi esaurisce velocemente i livelli di ossigeno, provocando situazioni di ipossia che può portare alla morte di molti organismi.
  • Le specie invasive: si tratta dell’introduzione in determinate aree di specie invasive. Questo processo può essere involontario (attraverso le acque di sentina delle navi mercantili) o volontario (per allevamenti ittici). La conseguenza è che le specie invasive, trovandosi in un nuovo habitat, dove spesso non hanno predatori naturali, riescono a competere meglio rispetto alle specie locali, provocando grandi squilibri alla biodiversità.
  • La pesca: in molte parti del mondo si registra uno sovrasfruttamento delle risorse ittiche, cioè la quantità di individui pescati supera quella degli organismi abili alla riproduzione. Questo soprattutto da quando la pesca artigianale ha lasciato il posto a nuove tecniche. Il dragaggio e la pesca a strascico, ad esempio, per l’alta frequenza con cui vengono praticate e per il principio su cui si basano (ovvero la rimozione di tutto ciò che si trova sul fondo lungo il tratto battuto), possono provocare danni estesi agli habitat marini. Uno di questi è il cosiddetto fenomeno del bycatch, ossia la cattura accidentale di specie non commerciali, come tartarughe, foche, delfini e squali e uccelli marini. Un altro fenomeno dannoso è la pesca fantasma, cioè l’abbandono o la perdita in mare di attrezzature da pesca in cui continuano a rimanere intrappolati animali che, inevitabilmente, finiranno col morire. A tutto ciò si aggiunge il problema della pesca illegale, come quella degli squali nell’Oceano Indiano per la rimozione e la vendita delle pinne. Tutte queste attività provocano danni irreparabili e cambiamenti della distribuzione e dell’abbondanza degli organismi, causando gravi perdite nella diversità biologica.

Fonte Ocean Guardian-Seatizen

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Ocean Guardian: la consapevolezza che diventa azione

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Ocean Guardian è un progetto dell’associazione no profit internazionale SeaTizen che ha come obiettivo la salvaguardia, la gestione e la promozione del patrimonio naturale, storico e culturale degli ambienti marini attraverso la partecipazione attiva di tutti i cittadini e dell’intera società civile. Lo scopo finale è quello di riuscire a coniugare le esigenze economiche e ricreative di tutti i fruitori del mare con le esigenze ecologiche dell’ambiente marino.

Il punto di partenza del progetto Ocean Guardian è quello di installare in ognuno di noi una forte consapevolezza ambientale, che non si limiti però ad un semplice accrescimento di conoscenze sugli ecosistemi, sugli organismi che li abitano e sulle relazioni che intercorrono tra essi e l’ambiente, ma che si trasformi in azione, cambiamento di stili di vita, partecipazione critica e assunzione di responsabilità. Ocean Guardian si propone quindi come un corso proattivo, che punti ad educare alla sostenibilità e in grado di trasmettere a ciascun individuo le competenze necessarie per partecipare attivamente e in modo responsabile alla costruzione della società futura.

Lo scopo è indirizzare tutte le attività turistiche collegate al mare, e l’economia ad esse correlata, verso uno sviluppo di tipo sostenibile, attraverso la protezione della biodiversità e degli habitat marini, il coinvolgimento di tutti i cittadini e attraverso un nuovo modello turistico basato su un approccio ecosostenibile.

Il corso Ocean Guardian

Durante questo corso, oltre ad ampliare le tue conoscenze sugli ambienti naturali, comprenderai come questi ultimi rappresentino delle risorse fondamentali per lo sviluppo economico e il benessere delle società umana. Il corso Ocean Guardian e il suo approccio all’educazione e alla sostenibilità riguarderanno tutti gli aspetti della vita, le azioni quotidiane e concetti base come il rispetto per la diversità, per l’ambiente, per le risorse del pianeta e di tutte le persone che dipendono dalla sua salvaguardia.

L’obiettivo finale di questo corso è quello spingerti ad adottare comportamenti e stili di vita che permettano di condurre un’esistenza caratterizzata dal consumo di beni e i servizi, senza però causare un danno irreparabile agli ecosistemi.

Seatizen lavora soprattutto con i giovani e con le scuole, perché ritiene che insegnare buone pratiche ai giovani farà sì che queste diventino azioni normali e automatiche quando saranno adulti. Inoltre educare i bambini, è il modo più efficace per educare anche i loro genitori.

Ocean Guardian SeaTizen

Il corso Ocean Guardian è aperto a tutti gli appassionati di mare a partire dagli 8 anni ed è costituito da quattro moduli teorici:

  • Il mare: una risorsa da tutelare
  • L’ambiente acquatico
  • Le minacce all’ecosistema marino
  • La responsabilità ambientale

Il corso è pensato per essere proposto all’interno di istituti scolastici come programma complementare e integrativo alle attività curriculari, per questo motivo è possibile modulare i contenuti e le proposte formative all’interno di ogni singolo modulo per rispondere alle esigenze degli istituti.

Il corso si conclude con un modulo pratica da svolgere al mare, dove mettere in atto quello che è stato discusso durante i moduli precedenti. Ogni incontro e ogni avvistamento sarà l’occasione per ridiscutere gli argomenti affrontati durante l’intero corso e rendersi conto di come questi siano concreti e riguardino la vita quotidiana di tutti noi.

Il modulo pratico potrà svolgersi in diversi modi, in base alle condizioni logistiche presenti e alle capacità dei partecipanti: da una passeggiata sulla costa ad un’escursione di snorkeling, per entrare ancora di più in contatto con l’ambiente marino.

Partecipa anche tu e diventa un Ocean Guardian! Trova l’Istruttore SeaTizen più vicino a te e inizia questo nuovo percorso. Oppure diventa tu stesso un Ocean Guardian Instructor. Ti verrà offerto tutto il materiale e tutta l’assistenza necessaria per svolgere i tuoi corsi.

Per avere maggiori informazioni su come diventare istruttore o dove trovare quello più vicino a te, visita la pagina Fb di SeaTizen o il loro sito web.

Fonte: SeaTizen

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SeaTizen: diventare cittadini del mare

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SeaTizen è un’associazione no profit internazionale il cui scopo è la difesa, la gestione e la promozione del patrimonio degli ambienti marini. Nasce nel 2017, quando un gruppo di persone molto differenti tra loro, ma accomunate dall’amore per il mare, decidono di unirsi e collaborare per il raggiungimento di uno scopo comune. Molti dei suoi fondatori erano già stati impegnati negli anni precedenti in attività volte alla protezione e salvaguardia degli ambienti marini e dei suoi abitanti. Ad oggi SeaTizen conta 69 associati, tra cui organizzazioni ambientaliste, enti del turismo, aziende, enti scientifici e autorità locali provenienti da Italia, Spagna, Croazia e Messico.

La mission di SeaTizen

SeaTizen si propone di trasformare tutti fruitori del mare, che praticano attività ricreative o commerciali legate all’ambiente marino (come subacquei, diving center, snorkelisti, surfisti, apneisti, velisti o semplici turisti) in Cittadini del Mare, in “Sea Citizens”, soggetti preparati e consapevoli delle problematiche ambientali che possano agire attivamente e proficuamente nella implementazione di un efficace e vantaggioso sviluppo sostenibile per l’ambiente marino e per le attività economiche ad esso correlate.

Lo scopo è dunque far collimare le esigenze economiche e ricreative dei fruitori del mare con le esigenze ecologiche dell’ambiente marino, grazie all’unione di realtà già esistenti e ben radicate sul territorio e alla creazione di una rete internazionale di cittadini, giovani, portatori di interesse, comunità locali e decisori politici, impegnati nel rafforzamento della protezione e gestione dell’ambiente subacqueo e nello sviluppo delle future politiche ambientali.

SeaTizen, attraverso i suoi programmi, le sue attività ed i suoi corsi di consapevolezza ambientale, punta perciò a favorire la collaborazione tra gli Stati Europei, con l’obiettivo di stabilire nuove Aree Marine Protette, dove la biodiversità sia preservata e le attività umane sviluppate in maniera sostenibile, e costituire le fondamenta della futura politica marittima dell’Unione Europea. Inoltre SeaTizen vuole indirizzare gli attori che operano in questo settore verso un’economia verde ed ecosostenibile.

Diventa anche tu un cittadino del mare! Clicca qui e scopri tutte le iniziative di SeaTizen e come supportarle.

 

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Friend of the Sea: certificazione di prodotti e servizi sostenibili

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Friend of the Sea (FoS) è un’organizzazione non governativa, fondata da Paolo Bray, che nasce con l’obiettivo di tutelare l’ambiente marino e le sue risorse, incentivando un mercato sostenibile e portando avanti progetti specifici di salvaguardia e di certificazione di prodotti e servizi.

È un progetto della World Sustainability Organization, una ONG internazionale la cui missione è tutelare l’ambiente attraverso l’assegnazione di marchi di garanzia nei settori dell’alimentazione sostenibile, in particolare in quello ittico e in quello dell’allevamento.

La mission di Friend of the Sea

È ormai noto da anni che l’acidificazione delle acque oceaniche, l’inquinamento delle stesse e la conseguente distruzione degli habitat, abbiano portato a un grave deterioramento della salute dei mari, mettendo in grave pericolo le risorse marine per le generazioni future. Infatti, non tutti sanno che, ben il 60% della popolazione mondiale vive in aree costiere. Di conseguenza il reddito e la nutrizione di centinaia di milioni di persone dipendono proprio dai mari.

La richiesta di prodotti ittici cresce all’incirca due volte più velocemente della popolazione umana, provocando un sovra-sfruttamento degli stock pari all’88%. L’acquacoltura ha contribuito solo a mitigare il declino degli stock ittici selvatici. Inoltre si stima che un pesce pescato su 5 provenga da pesca illegale. Per questi motivi, un uso regolamentato e sostenibile delle risorse acquatiche è fondamentale e per garantire la sopravvivenza dei nostri mari e, di conseguenza, il consumo umano di prodotti ittici.

Friend of the Sea, oltre a promuove progetti di conservazione e campagne per la protezione dell’oceano, è diventato lo standard di certificazione leader per prodotti e servizi che rispettano e proteggono l’ambiente marino. Questo programma di certificazione è riconosciuto e supervisionato a livello internazionale da un ente nazionale di accreditamento e prevede audit annuali condotti in loco secondo i rigorosi criteri.

La certificazione premia le pratiche sostenibili nei settori della pesca, dell’acquacoltura e nella produzione di integratori alimentari (olio di pesce e omega 3), nelle pratiche di Dolphin e Whale Watching, nel commercio di pesci ornamentali e nella navigazione.

Le certificazioni FoS

  • Ristoranti sostenibili: il progetto Sustainable Restaurants seleziona e premia tutte le attività di ristorazione che servono almeno uno dei prodotti ittici certificati Friend of the Sea.
  • Olio omega 3 e creme anti-UV sostenibili: Friend of the Sea è il principale standard di certificazione internazionale per i produttori di olio di pesce, farina di pesce, integratori di omega 3 e creme anti-UV.
  • Dolphin e Whale Watching: la certificazione Friend of the Sea per le pratiche di Dolphin e Whale Watching mira a ridurne al minimo l’impatto sugli individui e sulle popolazioni di mammiferi marini, promuovendo interazioni responsabili tra persone e animali.
  • Attività di navigazione e compagnie crociere sostenibili: lo standard Friend of the Sea per la navigazione sostenibile mira a incentivare uno sfruttamento sostenibile delle risorse marine da parte dell’industria navale.
  • Attività di pesca e flotte sostenibili: il programma di certificazione contribuisce alla salvaguardia degli oceani certificando e promuovendo pratiche di pesca sostenibile.
  • Acquacoltura sostenibile: il programma di certificazione Friend of the Sea per l’allevamento ittico sostenibile fornisce uno strumento di sviluppo all’acquacoltura nel rispetto dell’ambiente marino.
  • Acquari: lo standard Friend of the Sea per gli acquari aiuta a promuovere abitudini e comportamenti sostenibili e a informare le persone sullo stato reale del nostro ambiente acquatico.
  • Commercio dei pesci ornamentali: lo standard per i pesci ornamentali aiuta a proteggere le specie selvatiche e a salvaguardare l’ambiente naturale promuovendo la raccolta e l’allevamento responsabili delle specie da acquari.

Rispetta anche tu gli oceani, scegli prodotti e servizi certificati Friend of the Sea!

Per ulteriori informazioni su FoS e sulle sue attività clicca qui o leggi l’intervista a Mario Passoni, responsabile del dipartimento scientifico di Friend of the Sea.

Fonte: Friend of the Sea 

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Intervista a Mario Passoni, responsabile di FoS

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Noi di DiveCirle abbiamo intervistato Mario Passoni, responsabile del dipartimento scientifico di Friend of the Sea, per farci spiegare nel dettaglio il loro progetto, i loro obiettivi e cosa ci si aspetta dalla collaborazione con DiveCircle.

Mari e oceani rappresentano una ricchezza fondamentale per l’equilibrio del nostro pianeta e del genere umano. Si sente sempre più parlare del concetto di sostenibilità anche nel mondo marino, cioè di un uso delle risorse dei nostri mari che sia non solo regolamentato, ma condotto ad un ritmo tale che le stesse risorse possano rigenerarsi naturalmente. Ma in quanti sono davvero disposti a prendere parte ad un tale progetto o a posizionarsi realmente come azienda ecosostenibile?

Noi di DiveCircle, piattaforma web online dedicata ai viaggi per subacquei, sposiamo a pieno il concetto di sostenibilità, posizionandoci come tour operator ecosostenibile. Inizia così una collaborazione con Friend of The Sea, un progetto della World Sustainability Organization, una ONG internazionale che porta avanti una missione umanitaria di tutela ambientale.

Mario, grazie per aver accettato di fare questa breve intervista. In questo modo sarà più chiaro cosa fate e soprattutto cosa faremo insieme. Cominciamo con la prima domanda: cos’è e quando nasce Friend of the Sea?
<<Friend of the Sea è uno schema di certificazione internazionale per la sostenibilità dell’ambiente marino>>.

Di cosa si occupa il progetto di Friend of the Sea?
<<Friend of the Sea ha creato, crea e aggiorna periodicamente degli standard di sostenibilità, i quali contengono dei requisiti che devono essere rispettati dalle società che vogliono certificarsi>>.

Qual è l’obiettivo di Friend of the Sea e quali criteri sta adottando per raggiungerli?
<<L’obiettivo di Friend of the Sea è preservare le risorse marine nel corso del tempo, come ad esempio gli stock ittici. I criteri sono stabiliti in base alle più recenti scoperte in ambito scientifico. L’idea è quella di essere più rigorosi delle attuali leggi in vigore, in modo tale da poter spingere le aziende a fare qualcosa di più per proteggere i nostri mari e oceani>>.

Quali tipi di certificazioni si possono ottenere e in quali settori?
<<Friend of the Sea si occupa principalmente di certificazioni nel mondo dell’ittico, ovvero di pesca sostenibile. In merito a questo, ci sono standard sulla pesca commerciale, acquacoltura, nutraceutici (come ad esempio gli omega 3 del merluzzo) ed infine di controllare la filiera ittica. Altri standard sono stati sviluppati sul dolphin e whale watching, trasporto marittimo, ristoranti, spiagge, acquari e pesci ornamentali>>.

Come sono stati sviluppati questi standard e nello specifico quelli dei delfini e balene?
<<Sono stati sviluppati entrando in contatto con esperti dei vari settori. Quello del dolphin e whale watching venne sviluppato 5 anni fa, ma fu lasciato in stand by per mancanza di personale. L’ho ripreso in mano io il dicembre scorso, e nel corso dei mesi ho studiato, raccolto dati, sentito ricercatori ed infine sviluppato la nuova versione>>.

Ci sono delle linee guida da rispettare per ottenere la certificazione di sostenibilità? Chi le stabilisce?
<<Si, le linee guida sono presenti in ciascun standard e vengono stabilite dal dipartimento scientifico di Friend of the Sea in base alle più recenti scoperte scientifiche. Le società che desiderano certificarsi devono essere sottoposte a verifiche (chiamate in gergo tecnico “audit”) sia di tipo documentale che sul campo e solo se superano questi controlli possono essere certificati>>.

Mario, ci parli del dipartimento scientifico di FoS? Da chi è composto e come opera?
<<Il dipartimento scientifico di FoS è composto da due persone: da me e da Fernanda Seles David, una ragazza brasiliana con un dottorato in acquacoltura. Noi abbiamo più di 100 mansioni, ma fondamentalmente ci occupiamo di revisionare e creare nuovi standard, gestire le richieste dei clienti, enti certificatori, dal nostro direttore, i nostri commerciali e quelli del marketing. Inoltre, verifichiamo gli audit report di ogni società, li carichiamo sul nostro database, aggiorniamo il sito, curiamo progetti scientifici (al momento due, uno sul benessere animale in acquacoltura, l’altro sul DNA Barcoding per evitare truffe nel campo alimentare), poi stiamo seguendo un benchmark, ovvero siamo sotto esame da parte di una società internazionale, poi organizziamo corsi di formazione per gli enti di certificazione. Lavoriamo quasi esclusivamente in inglese. Fatto tutto questo, io seguo il progetto dolphin e whale watching>>.

Perché è importante ottenere la certificazione di sostenibilità? Aggiunge valore all’azienda?
<<E’ importante per sostenere un turismo sostenibile, a impatto zero, e per dimostrare ai propri consumatori che anche l’azienda è sostenibile. Questo viene considerato un valore aggiunto.

Cosa avviene dopo aver ottenuto la certificazione? Si attuano dei controlli affinché i criteri vengano rispettati?
<<Si, ci sono controlli periodici di sorveglianza e anche controlli a sorpresa. Eccetto alcune eccezioni il certificato è valido per 3 anni. Se poi la società vuole ricertificarsi deve riiniziare il processo intero>>.

Si è mai pensato a fare un sistema di segnalazione che metta il cliente finale in condizione di segnalare eventuali comportamenti non conformi agli standard tenuti da operatori certificati?
<<Si certo, nella nostra pagina Governance abbiamo dei sistemi di gestioni di segnalazione, ed eventuali reclami vengono girati a chi ha effettuato i controlli che ne prendo atto e va a verificare. Per quanto riguarda il dolphin e whale watching, sono direttamente i turisti che possono farci delle segnalazioni, e poi sarò io a verificare caso per caso>>.

A che punto siete del vostro progetto?
<<Per quanto riguarda il mondo dell’ittico siamo a buon punto e in forte crescita, negli ultimi 10 anni più di mille aziende si sono certificate. Gli altri progetti sono ancora nella fase iniziale, ma soprattutto quello sul dolphin e whale watching e ristoranti stanno avendo una forte crescita>>.

Quali sono i prossimi step?
<<I prossimi step sono quelli di continuare a migliorarsi e continuare a crescere, cercando di far sapere al consumatore quanto sia importante il concetto della sostenibilità>>.

Cosa si aspetta Friend of the Sea dalla collaborazione con DiveCircle?
<<Friend of the Sea si aspetta di crescere molto in fretta insieme a DiveCircle e di potere far innamorare molte persone dei cetacei, sensibilizzandoli sui problemi che li riguardano e minacciano.
Jacques Cousteau, scienziato ed esploratore instancabile, una volta disse: “We only protect what we love, we only love what we understand and we only understand what we are taught.” cioè: “Proteggiamo solo ciò che amiamo, amiamo solo ciò che comprendiamo e comprendiamo solo ciò che ci viene insegnato”.
DiveCircle, nello specifico, sarà impegnata in un progetto con Friend of the Sea per la sostenibilità di Dolphin e Whale Watching Partire con DiveCircle significherà prendere parte a molto di più di un viaggio, partire con DiveCircle significherà sostenere l’ambiente e tutelare le acque dei mari e degli oceani>>.