Chat with us, powered by LiveChat

Stanley Miller

Marine Life

L’origine degli oceani

origine-oceani

Quale è l’origine degli oceani? Da dove proviene l’acqua di cui sono composti? Sono domande a cui geologi, fisici e astronomi cercano di dare risposte da sempre.

Gli oceani ricoprono circa i due terzi della superficie terrestre, pari a 360 milioni di chilometri quadrati, e contengono circa il 97% di tutta l’acqua presente sul nostro pianeta. Secondo uno studio del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, gli oceani ospitano più dell’80% di tutte le forme di vita presenti sulla terra. Ad oggi si pensa che solo un terzo di tutte le specie marine esistenti sia stato scoperto e che le stesse potrebbero superare il milione e mezzo.

Diverse sono le teorie volte a spiegare l’origine degli oceani e dei mari; gli studi portati avanti per trovare una risposta definitiva sono tanti, incessanti e spesso in contrasto tra di loro. Vediamo insieme quali sono per ora le teorie più accreditate.

Le tre teorie sull’origine degli oceani

L’origine degli oceani risale a miliardi di anni fa ed è di poco successiva alla formazione del Terra. Una teoria molto accreditata sostiene che ci sia un nesso tra il graduale raffreddamento del pianeta e la nascita degli oceani. Secondo questa teoria, la Terra originariamente era avvolta da vapori e gas incandescenti (vapor acqueo, anidride carbonica e azoto) rilasciati dai vulcani e dalla crosta terrestre. Con il passare del tempo, un lento e progressivo raffreddamento del pianeta causò la condensazione del vapore, il quale, trasformandosi in acqua, precipitò sul suolo insieme all’anidride carbonica, dando origine ai primi mari.

Studi più recenti hanno invece ipotizzato che parte dell’acqua presente sulla Terra sia stata generata, 4 miliardi di anni fa, dall’impatto con asteroidi, comete o altri corpi celesti ghiacciati. La teoria di un bombardamento cometario trova supporto nel fatto che le comete avrebbero nuclei ricchi di acqua allo stato solido e nel fatto che il rapporto isotopico tra idrogeno e deuterio delle acque marine coinciderebbe con quello dell’acqua presente nelle comete e su alcuni asteroidi.

Tuttavia, molti studiosi dissentono con questa teoria, poiché sarebbe stato dimostrato che l’acqua contenuta nelle comete non ha caratteristiche simili a quelle dei nostri oceani. Altri studiosi affermano anche che la presenza di acqua allo stato solido su comete e asteroidi non sia affatto scontata e, qualora ci fosse, sarebbe in una quantità talmente irrisoria da sconfessare la teoria di un bombardamento cometario alla base dell’origine degli oceani.

L’ultima teoria ipotizza che l’acqua, inizialmente, fosse già contenuta in alcuni tipi di rocce costituite da particolari composti (silicati idrati). Nel giro di circa un miliardo di anni, tali composti avrebbero iniziato a rilasciare acqua dando origine ad una sorta di oceano primordiale. Ma se l’acqua ebbe origine sulla superficie del pianeta già durante la sua formazione, è possibile non solo ipotizzare che la vita sia comparsa molto prima di quel che si è sempre pensato, ma anche che altri pianeti rocciosi abbiano visto, nel corso della loro storia, la presenza di oceani sulla loro superficie. Comunque, anche accettando questa ipotesi, non è da escludere che altra acqua sia arrivata sulla Terra dalle comete o da asteroidi in tempi successivi.

Le prime forme di vita

A prescindere da quale sia la teoria esatta sull’origine degli oceani, è idea diffusa che proprio in queste primissime masse nacquero le prime forme di vita. Si suppone che le prime molecole, formate da atomi di carbonio uniti ad altri elementi come idrogeno, ossigeno e azoto, si siano formate nel cosiddetto brodo primordiale, una miscela acquosa di sali inorganici e vari composti chimici semplici a base di carbonio, idrogeno, ossigeno e azoto, sia di natura organica che inorganica. In questa miscela, gli apporti di energia dall’esterno (gli ultravioletti solari, i fulmini ecc.) avrebbero portato alla sintesi di una quantità di piccole molecole organiche che si sarebbero poi accumulate nell’oceano dando vita elle prime cellule.

Il biochimico statunitense Stanley Miller, alla fine degli anni ’50, condusse un esperimento che confermò questa teoria. Lo studio dimostrò che una serie di scariche elettriche protratte per alcuni giorni e scaricate in un ambiente contente idrogeno, metano, vapore acqueo e ammoniaca, sono in grado d’innescare reazioni chimiche il cui risultato genera composti organici fondamentali. La stessa cosa è possibile sia avvenuta nell’atmosfera primordiale, ricca appunto di metano, ammoniaca, idrogeno: sottoposti all’azione di scariche elettriche atmosferiche (fulmini) e alle radiazioni solari, i gas dell’atmosfera primordiale avrebbero originato le prime biomolecole all’interno del brodo primordiale. Queste si sarebbero poi aggregate spontaneamente in forme più complesse in grado di replicarsi, dando così origine alle prime forme di vita.