diving Mediterraneo

Diving Tips

Immersioni nel Mediterraneo, 10 isole da non perdere

Lampedusa

Quante volte ti è capitato di dire in un periodo di stress “basta mollo tutto e me ne vado in un’isola”? E perché non portare con te la muta per stare in compagnia degli affascinanti animali marini? Per trovare delle immersioni da sogno non devi andare necessariamente in paradisi tropicali, puoi trovare dei paradisi terrestri anche più vicino, per esempio facendo immersioni nel Mediterraneo.

Il nostro mare è pieno di isole bellissime che offrono spiagge bianche ed acqua cristallina nonché una ricca fauna e flora marina. Dalle Cicladi, passando per Lampedusa, fino ad arrivare alle Isole Baleari, non saprai quale isola scegliere per la tua prossima vacanza sub.

Dieci isole per fare immersioni nel Mediterraneo

Santorini

Santorini appartiene all’arcipelago delle Cicladi, ed è l’isola più al sud di questo arcipelago oltre ad essere una delle più famose. Conosciuta anche per la sua attiva vita notturna, a Santorini, si possono fare grandiose immersioni nel Mediterraneo.

Tra i punti di immersione più belli di questa isola è doveroso annoverare il The Caves, un canyon ricco di grotte, e per gli amanti dei relitti, il vulcano sottomarino Nea Kameni dove è possibile esplorare il relitto della Sea Diamond, una nave da crociera affondata nel 2007 che ha coinvolto 1584 persone portate tutte in salvo tranne due passeggeri dispersi di cui purtroppo non sono stati più trovati i corpi.

viaggi per sub Grecia

Naxos

L’isola più grande delle Cicladi, Naxos, offre una vacanza a tutto tondo. È ricca di storia, con bellissime spiagge sabbiose e rigogliosi fondali marini, ma è soprattutto perfetta per i subacquei appassionati di relitti. Infatti, a 34 metri/112 piedi di profondità è possibile esplorare il relitto di Beaufighter, un aerosilurante scoperto recentemente, risalente alla Seconda Guerra Mondiale. L’immersione è un po’ difficoltosa, quindi, adatta ai subacquei più esperti.

Un altro relitto da vedere sotto le acque di Naxos è il relitto di Arado 196, che si trova ad una profondità inferiore rispetto al relitto di Beaufighter, a 22 metri/66 piedi sotto livello del mare, con la fusoliera e le ali intatte nonostante l’aeroplano tedesco sia adagiato sul fondale a testa in giù. La posizione dell’aereo rende l’esplorazione ancora più particolare.

Gozo

Se tutti i subacquei conoscono l’Isola di Gozo appartenente all’arcipelago maltese, un motivo ci sarà? È uno dei luoghi più spettacolari dove fare immersioni nel Mediterraneo. In questa zona si può ammirare l’Azure Window (Finestra Azzura), un arco naturale roccioso, un punto perfetto per iniziare le immersioni.

viaggi per sub Malta

Un altro sito di immersione noto è quello della Rocca del Generale, un blocco di roccia che fuoriesce dal mare, sulla cui sommità crescono delle piante rare e che in passato erroneamente si pensava fossero funghi.

Di fronte all’Azure Window vi è il Blu Hole, una formazione rocciosa naturale, dove è possibile immergersi. Questo sito, inoltre, include un enorme arco che inizia a 8 metri di profondità, di forma quasi quadrata, ricoperto di coralli (Parazoanthusaxinellae). Infine, un altro importante sito per i sub a Gozo è anche The Chimney vicino al Blu Hole.

Lampedusa

La più grande delle Isole Pelagie, Lampedusa, è situata nel punto più a sud di tutta l’Italia. Insieme a Linosa e a Lampione, formano un arcipelago transcontinentale.

Lampedusa è una delle isole migliori per fare immersioni nel Mediterraneo. Con una particolare fauna e flora marina e la possibilità di vedere anche gli squali, Lampedusa, diventa una delle tappe che un subacqueo almeno una volta deve fare nella vita.

Tra i punti più belli dove immergersi nel Mediterraneo, sicuramente Secca di Levante, a 12 miglia ad est da Lampedusa. Durante l’immersione potrai incontrare gli incantevoli delfini e ad inizio estate anche branchi di ricciole che depongono le uova. Non è raro vedere anche cernie, dentici e ancora, spugne e gorgonie. Inoltre, si possono anche incontrare qualche tartaruga Caretta Caretta.

Per i più intraprendenti, in questo mare, è possibile provare il brivido di immergersi con gli squali grigi. Questi esemplari nel Mediterraneo sono presenti solo in questa area e in Turchia. A Capo Ponente ci si può immergere su un relitto a pochi metri di profondità.

Un altro punto interessante di immersione è quello della Madonnina del mare, non molto lontano dall’Isola dei Conigli. In questa zona, un fotografo con la passione della subacquea ha donato all’isola una Madonnina  che giace sotto una cupola, circondata da una grande varietà di specie marine. Infine, è necessario segnalare che a nord dell’isola, a Taccio Vecchio, è possibile incontrare il pesce pappagallo.

Marettimo

Rimanendo sempre in Sicilia, questa volta spostandoci verso ovest, arriviamo alle Isole Egadi e precisamente a Marettimo. Questa isola insieme a Favignana, Levanzo, e i due isolotti di Formica e Maraone, costituisce l’Area Marina Protetta più grande di tutta Europa.

Marettimo, la più suggestiva delle Isole Egadi, garantisce esperienze sub tra fondali spettacolari, con la presenza di gorgonie già a 20 metri, rami di corallo nero, madrepora, parazoantus e altre specie tipiche del Mediterraneo. Incontri garantiti anche con cernie, ricciole, dentici, saraghi e ancora gronchi, murene, mustelle e aragoste. Insomma, Marettimo è un’isola tanto piccola quanto ricca di vita marina.

Ustica

Senza alcun dubbio tra le isole più belle per gli appassionati della subacquea, che vogliano fare immersioni nel Mediterraneo, vi è Ustica. Unico residuo rimasto di un complesso vulcanico scomparso, Ustica ha fondali meravigliosi con grotte, anfratti e tane.

Il mondo sommerso di Ustica è caratterizzato da una ricca flora e fauna marina. Sotto le sue acque è possibile incontrare grosse cernie, branchi di barracuda, ricciole e a volte anche grandi tonni.

Ustica offre siti di immersione per sub a tutti i livelli, come lo Scoglio del Medico e la Secca della Colombara. Ai più esperti si consiglia di immergersi a Sicchitello, poiché in questa zona, il punto meno profondo si trova a 27 metri, e si raggiungono i 60 metri di massima profondità. È sorprendente osservare i pinnacoli che si ergono dal fondale, ricoperti da gorgonie e falsi coralli neri.

Isola di Tavolara

Tavolara, è una delle tante isole della bellissima Sardegna. Si affaccia sul golfo di Olbia e si presenta come una montagna in mezzo al mare. L’isola di Tavolara fa parte dell’Area marina protetta “Tavolara Punta Coda Cavallo”.

viaggi per sub italia

Uno dei siti di immersione più belli di questa zona è Secca del Papa, caratterizzata dalla grande quantità di castole in mezzo a margherite di mare, gorgonia bianca, gialla, rossa ed alcionari. Abbondanti anche le cernie brune.

Un altro interessante punto di immersione è Secca di Punta Arresto, caratterizzato da un fondale sabbioso ricco di Posidonia oceanica e da spirografi. Se vuoi vedere fondali caratterizzati da massi coperti di margherite di mare e spugne incrostanti, puoi immergerti a Tedja liscia.

Isole Medas

Meta conosciuta soprattutto dai veri appassionati di sub, le Isole Medas, sono un arcipelago di sette isole del Mar Mediterraneo, situate di fronte alle coste della Catalogna. Le sette isole sono: Meda Gran Meda Petita Medellot (Medallot) Carall Bernat (Cavall Bernat) Ferrenelles Tascons Gross (Tascó Gros) Tascons Petits (Tascó Petit), tutte disabitate ed incontaminate, tant’è vero che costituiscono riserva marina naturale ed hanno dei fondali protetti e molto vivaci.

In queste zone è frequente incontrare cernie di grandi dimensioni. Il più famoso punto di immersione è il “Tunnel della Vaca”, un corridoio naturale che offre spettacolari effetti di controluce.

Maiorca

Dalle Isole Medas alle Isole Baleari gli arcipelaghi spagnoli sono tutti da scoprire e perfetti per praticare immersioni nel Mediterraneo. L’isola più grande delle Baleari è Maiorca. Immergendosi nel mare di questa magnifica isola è possibile ammirare le pareti lungo tutta la costa dell’isola in compagnia di barracuda, polipi, murene, jacks e grouper.

Grandi varietà di pesci animano baie, caverne e tunnel nel sito di Cala Barca. A Maiorca ci sono anche spiagge nascoste dalle rocce, come quella alla Calita abitata da polipi, barracuda e murene.

viaggi per sub Spagna

Formentera

Tra le dieci isole più belle dove poter fare immersioni nel Mediterraneo, vi è un’altra delle isole Baleari, Formentera. Quest’isola, tra le più famose delle Baleari, insieme ad Ibiza, a sua volta compone una delle Isole Pitiuse. Il suo nome deriva dal fatto di essere stata sfruttata come granaio e deposito di frumento dai Romani.

Grazie alle sue acque trasparenti, Formentera regala immersioni con alta visibilità. Insieme ad Ibiza, detiene la Riserva Marina di Ios Freus, inclusa nella lista dei Beni Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.

La peculiarità di questa zona sono i paesaggi sottomarini. Grotte, pareti con le gorgonie, relitti, praterie di posidonia, considerate le migliori conservate del Mediterraneo: Formentera è questa e molto altro ancora. E non dimenticate che tra un’immersione e un’altra potrete godervi la vita movimentata delle sue spiagge.

Marine Life

Squalo elefante nel Mar Mediterraneo?

Squalo elefante

Tempo fa, il video di un avvistamento di uno squalo elefante nel mare Adriatico (vedi video in fondo all’articolo) suscitò molta meraviglia, portando in molti a chiedersi se fosse normale che questo splendido animale si trovasse nelle nostre acque. Sicuramente non è una cosa frequentissima, ma sì, è normale!

Squalo elefante, una specie autoctona

Lo squalo elefante è la specie di Elasmobranchi più grande del mare Mediterraneo, ed il secondo squalo più grande del mondo dopo lo squalo balena.

Esso fa parte della fauna originaria del Mare Mediterraneo, cosiddetta autoctona. Il che significa che non è stato inserito dall’uomo, ma è sempre stato qui.

Nonostante non sia è un pesce molto comune, è in realtà lo squalo più facile da incontrare. Non è rarissimo avvistarlo andando per mare, anche in gommone, dal momento che vive prevalentemente in acque costiere e spesso si avvicina molto alla costa, soprattutto in primavera ed estate.

Questa specie ama soprattutto le zone di mare con grossi movimenti di acqua e fronti di correnti che si incrociano, dove si accumulano grandi masse di zooplancton, suo unico cibo. È più facile trovarlo, quindi, in zone con queste caratteristiche, tipo in prossimità di promontori e punte della costa, oppure nelle baie dove si formano forti flussi di corrente.

Sembra anche che lo squalo elefante pratichi migrazioni verticali, trascorrendo l’inverno in acque profonde, e risalendo a primavera lungo la scarpata continentale per portarsi vicino alla costa.

Squalo elefante: una specie mite ed avvicinabile

Lo squalo elefante è un animale innocuo, molto diffuso in tutti i mari e gli oceani del mondo, che può crescere fino a 15 metri di lunghezza; si ciba solo di zooplancton (per cibarsi, filtra fino a 1800 tonnellate di acqua all’ora, trattenendo con speciali pettini presenti all’interno della camera branchiale lo zooplancotn che cresce nei primi metri d’acqua) ed è un amante delle acque temperate e fredde.

Di lui si conosce ancora molto poco, sia delle sue abitudini che delle sue rotte migratorie. Comunque proprio per questo è protetto dalla Convenzione internazionale sulle Specie Migratorie (CMS). Inoltre, questa specie è protetta dalla CITES (Convenzione di Washington sul commercio internazionale di specie minacciate di estinzione), dalla Convenzione di Berna, dalla Convenzione di Barcellona sulle specie Mediterraqnee e dalla Direttiva Europea Habitat. Un sorvegliato speciale, insomma!

Il suo nome specifico (Cethorinus maximus) significa, più o meno, mostro marino dal grande naso; anche il nome comune di squalo elefante si riferisce al suo caratteristico muso allungato. Infatti lo squalo elefante possiede un muso molto sporgente che ricorda un po’ una proboscide, ed è questa caratteristica parte anatomica che spesso affiora in superficie quando si alimenta di plancton nuotando a pelo d’acqua. Questo “naso”, insieme anche alla grossa pinna dorsale, rendono facile il suo avvistamento e riconoscimento dalla barca.

Essendo un animale molto mite, si lascia avvicinare, specialmente dai silenziosi apneisti e snorkelisti, ma è sempre meglio osservarlo a distanza, per non disturbarlo. In caso di incontro con questa specie, per non infastidire l’esemplare, si possono applicare le stesse precauzioni di cui abbiamo già parlato nel post riguardante gli squali balena.

La sua grande pinna dorsale, inoltre, ha una forma caratteristica in ciascun singolo individuo, e rappresenta quindi una sorta di impronta digitale, che infatti i ricercatori utilizzano per schedare gli esemplari avvistati.

Ecco perché è importante, in caso di incontro con un esemplare di squalo elefante, fare una foto o un filmato che ritragga la pinna dorsale. La foto immagine potrà essere inviata ai ricercatori che studiano questa specie, i quali potranno così schedare l’esemplare e confrontare la foto con le altre a loro disposizione, per verificare gli spostamenti degli esemplari.

Quindi un incontro con lo squalo elefante, già di per sé emozionante, può dare ai fortunati l’ulteriore soddisfazione di poter fornire un contributo al progresso della ricerca scientifica su questa affascinante specie.

Una ricerca italiana per tutelare lo squalo elefante

Nel mare Mediterraneo da alcuni anni due ricercatrici italiane stanno svolgendo un importante studio per censire e mappare gli esemplari, l’unico sul campo realizzato finora su questa specie; il progetto ambizioso, denominato “Operazione Squalo Elefante“, è nato nel 2005 e va ancora avanti a tutt’oggi. Potete trovare tutti le informazioni visitando il sito web https://cetorino.wordpress.com/, comprese informazioni su come contribuire al progetto.

Infine, permetteteci di rammentare che l’incontro con lo squalo elefante, come con tutte le specie selvatiche, deve essere casuale e fortuito e non deve arrecare disturbo all’animale; l’incontro con le creature selvatiche è un dono che esse ci fanno, di cui dobbiamo renderci degni, adottando comportamenti rispettosi.

Sono quindi da bandire comportamenti di caccia ed inseguimento, e rigorosamente vietati i contatti fisici con l’animale.

Solo così avremo un dato scientifico oggettivo e significativo, e solo così garantiremo alla specie di continuare a vivere tranquilla la sua vita di vagabondo dei mari.

Marine Life

Mediterraneo, un mare unico

stretto di Gibilterra visto dallo spazioNASA's Marshall Space Flight Center, flicrk.com

Il Mare Mediterraneo oltre ad essere la culla della civiltà occidentale, ha tre caratteristiche che lo rendono unico: la temperatura calda tutto l’anno, la straordinaria limpidezza dell’acqua ed una eccezionale biodiversità!

Le sue peculiarità sia oceanografiche che biologiche lo rendono un mare unico, ma anche un modello per lo studio di altri mari.

Il Mediterraneo è un mare semichiuso e poco profondo (ha una profondità media di 1430 m, con punte massime di 5000 m) rispetto al vicino Oceano Atlantico, a cui è collegato attraverso lo stretto di Gibilterra da e da cui derivano i suoi popolamenti.

Un mare temperato a temperatura quasi costante!

Data la sua scarsa profondità l’evaporazione delle sue acque superficiali è notevole, e la sua salinità è maggiore rispetto a quella oceanica: 38-39 per mille del Mediterraneo contro 37 per mille dell’Atlantico.

Il riscaldamento delle acque e l’evaporazione provocano la formazione di correnti sia di rimescolamento verticale che di circolazione orizzontale. È stato stimato che il Mediterraneo si essiccherebbe del tutto nel giro di 2000 anni se non vi fosse l’ingresso di acque Atlantiche a compensarne l’evaporazione.

Essendo la profondità dello stretto di Gibilterra esigua (286m max) rispetto a quella dell’oceano antistante, le acque oceaniche che riescono ad entrare nel Mediterraneo sono soltanto quelle superficiali e calde, mentre quelle fredde profonde non riescono a superare il gradino costituito dal fondale di Gibilterra, e quindi non entrano nel bacino Mediterraneo. Viceversa, la perdita di acqua dal Mediterraneo avviene soprattutto per evaporazione, mentre la fuoriuscita di acqua verso l’Atlantico è esigua.

Tale situazione rende il Mediterraneo un mare relativamente caldo tutto l’anno; basti pensare che la sua temperatura non scende mai al di sotto dei 13°C, nemmeno in inverno, anche a grandi profondità, mentre le acque dell’Atlantico raggiungono 2°C di temperatura nelle parti più profonde.

Mar Mediterraneo-Stretto di Gibilterra

La temperatura costante è la principale caratteristica che rende questo mare unico.

Mediterraneo: un mare dall’eccellente visibilità

Un’ulteriore caratteristica del mar Mediterraneo è l‘eccezionale limpidità delle sue acque. Ciò è dovuto al fatto che la temperatura omogenea in inverno permette anche il rimescolamento delle acque profonde, così che i fondali sono ben ossigenati ed i nutrienti vengono distribuiti nella colonna d’acqua.

La parte dei nutrienti che si accumula in acque profonde fuoriesce infine con la corrente profonda che si riversa nell’Atlantico, rendendo il Mediterraneo un mare relativamente povero di nutrienti: ciò comporta una maggiore limpidità dell’acqua, altra caratteristica peculiare di questo mare; permettendo, quindi, la penetrazione della luce a profondità maggiori rispetto ad altri mari e, di conseguenza, la presenza di alghe e piante che effettuano fotosintesi fino a 40-50 m di profondità.

Questo consente una maggiore ricchezza delle comunità biologiche fino a profondità impensabili per altri mari temperati.

Mar Mediterraneo

Mediterraneo, hotspot di biodiversità

Le vicende geologiche del Mediterraneo hanno avuto un ruolo importante nello sviluppo di una notevole biodiversità.

I numeri ci aiutano a capire: pensate che questo bacino rappresenta soltanto lo 0,32% del volume totale di tutti i mari del pianeta ma contiene il 7,5% di tutte le specie marine animali e il 18% di quelle vegetali finora conosciute (dati RAC-SPA).
Inoltre, di tutte le specie presenti nel bacino Mediterraneo il 28% sono endemiche; una percentuale altissima! Ma quali sono le cause di tanta ricchezza?

Il Mediterraneo faceva già parte dell’Oceano primordiale, la Tetide; alcune specie caratteristiche di quel popolamento primordiale sono tuttora presenti; una tra queste è il genere di pianta marina Posidonia, che ha una distribuzione disgiunta, con una specie in Mediterraneo e altre due in Australia.

Poi, così come il Mar Rosso, anche il Mediterraneo ha subito vari eventi geologici che lo hanno prima isolato e poi ricollegato ad altri mari; la conseguenza di questo è stata una serie di estinzioni di specie e ricolonizzazioni da parte di altre specie.

Dopo l’ultima crisi di salinità del Messiniano, avvenuta 5 milioni di anni fa, subita dal Mediterraneo, le correnti in ingresso provenienti dall’Atlantico hanno portato di nuovo l’acqua nel bacino e determinato anche la più recente ricolonizzazione del Mediterraneo moderno da parte dei popolamenti Atlantici.

Inoltre, in biologia il fenomeno delle estinzioni è quasi sempre parziale, e quindi parte delle specie del popolamento precedente si è mantenuta nei laghi salati del Messiniano; quando poi le popolazioni rimaste isolate hanno potuto finalmente riespandersi, è avvenuta un’esplosione di nuove specie, un fenomeno tipico chiamato radiazione adattativa.

La radiazione adattativa insieme all’ingresso di nuove specie ha portato all’arricchimento del popolamento ed alla formazione di molte specie endemiche, cioè presenti solo in questo mare. Ecco quindi che il Mediterraneo condivide la maggior parte delle specie con il vicino Oceano Atlantico, ma presenta anche un elevata presenza di endemismi.

Alcuni esempi di endemismi mediterranei

Il gigantesco mollusco bivalve nacchera (Pinna nobilis), associato alla Posidonia oceanica, altro endemismo tra le piante sottomarine; poi la Cratena peregrina, un grazioso e comune nudibranco facilmente osservabile anche facendo snorkeling; il tordo ocellato (Symphodus ocellatus), un pesce facile da incontrare in immersione, anch’esso amante delle praterie di posidonia frammiste a rocce ed anfratti; la bavosa bianca (Parablennius rouxi), associata sia a fondi rocciosi di coralligeno che a fondi coperti di alghe rosse a profondità minori, e spesso confusa dai sub con la fase bianca della bavosa africana; l’attinia di rena, Condylactis aurantiaca, legato ai fondi mobili e mangiato fritto nel sud Italia.

Infine, la conformazione delle coste e del fondale del Mediterraneo è particolare e lo divide in due grandi sottobacini, Occidentale ed Orientale, separati dallo Stretto di Sicilia, e a loro volta suddivisi in golfi e bacini, ciascuno con microclimi caratteristici.

Questo crea le condizioni favorevoli al mantenersi di specie distintive e popolamenti ben caratterizzati. Quindi troviamo per esempio, nello Stretto di Sicilia, delle Laminarie (alghe brune) di origine atlantica che si sono estinte altrove e che invece lì permangono grazie alla risalita di acque fredde ed al forte idrodinamismo.

In conclusione, quindi, il caro vecchio Mare Nostrum, il Mediterraneo, culla di molte civiltà antiche, ci riserva ancora molte sorprese, ci affascina sempre con le sue ricchezze nascoste e non ha nulla da inviare a mari più esotici e sognati dai subacquei. Esso merita senz’altro la nostra attenzione ed il nostro stupore.

DestinazioniEuropa

Immersioni a Vulcano, l’isola diving delle Eolie

tramonto Vulcano

Praticare immersioni a Vulcano vi premetterà di vivere forti emozioni restando in Italia. L’arcipelago delle Eolie, situato nel Mar Tirreno vicino alla costa siciliana, è formato da sette isole d’origine vulcanica, ognuna con le proprie caratteristiche ambientali e geologiche.

Agli appassionati di subacquea consigliamo di scegliere di fare immersioni a Vulcano, un’isola spettacolare composta completamente da lava solidificata che nel corso del tempo è stato modellata dalle acque del mare che hanno creato un insieme straordinario di grotte e punti di immersione.

viaggi per sub italia

Fare immersioni a Vulcano è un’esperienza unica sia per gli appassionati di subacquea che non: spiagge e scogliere frastagliate che in alcuni punti sembrano formare tentacoli di roccia che conferiscono all’isola un aspetto di feroce bellezza.

immersioni a Vulcano

Immersioni a Vulcano, punti migliori

L’isola di Vulcano offre numerosi punti diving e rappresenta una meta imperdibile per i sub professionisti e per chi vuole imparare ad immergersi. Ogni anno, a Giugno, l’isola ospita il Vulcano Dive Festival ormai diventato un must per gli amanti del mare. I punti diving più interessanti sono:

  • Punta Bandiera: un’immersione relativamente facile con una profondità massima di 25 metri durante la quale è possibile fotografare il pesce ago, i pesci lucertola e le stelle marine;
  • Capo Grillo: l’immersione consiste nel costeggiare il crinale che scendendo dal vulcano entra in mare e crea una piccola parete. A 18 metri di profondità si trova l’ingresso di una caverna dove è possibile trovare murene, aragoste e i gamberi parapandalo;
  • Capo Grosso: si trova sul versante ovest dell’isola. E’ un’ immersione non molto difficile fino a 50 metri di profondità;
  • La Parete della Sirenetta: ci si immerge di fronte ad uno scoglio con sopra la statua di una sirena. Appena immersi, l’acqua può sembrare torbida a causa dell’attività vulcanica, ma basta superare i 10 metri per scoprire le meraviglie di questa immersione ( ad esempio una piccola grotta che si trova all’interno di una bolla d’aria del vulcano).

Cosa vedere a Vulcano

Dopo aver fatto immersioni a Vulcano è possibile rilassarsi e visitare numerose attrazioni, sia via terra che via mare.

La Pozza dei fanghi termali, ad esempio, è una delle principali attrazioni dell’isola in cui l’acqua viene riscaldata dall’attività vulcanica.

Isola di Vulcano, Eolie

La Spiaggia delle Sabbie Nere è famosa per il colore caratteristico della sabbia e per il tramonto che è in grado di offrire. Infine, da non perdere assolutamente la scalata al cratere, da cui, una volta arrivati in cima, si può ammirare un panorama unico su tutte le isole dell’arcipelago.

Scopri tutti i viaggi per sub in Italia e alle Isole Eolie di DiveCircle!

DestinazioniEuropa

Viaggi per sub a Lampedusa, un gioiello nel Sud del Mediterraneo

Lampedusa

Gli amanti del mare non possono non amare Lampedusa, un’isola che unisce bellezza delle spiagge e magnifici punti di immersione. In molti la scelgono per i loro viaggi per sub a Lampedusa. Sono pochi i luoghi al mondo dove è possibile incontrare una tale ricchezza dei fondali e varietà di pesci: grotte sommerse, pareti ricoperte di spugne, cernie, ricciole, dentici sono solo alcune delle meraviglie che potrete ammirare facendo viaggi per sub a Lampedusa, nelle splendide acque del Mar Mediterraneo.

Oltre alla fauna marina, le immersioni diventano particolari, per via della conformazione dell’isola sia fuori che sott’acqua, come per esempio accade nella zona dei faraglioni.

Viaggi per sub a Lampedusa, zone di immersione

L’isola offre numerosi e suggestivi punti di immersione dove il tempo sembra essersi fermato e i pesci sono i veri padroni del mare: uno di questi è “La Madonnina del mare”. Si racconta che all’incirca nel 1980, un celebre fotografo subacqueo, sia stato vittima di un incidente durante un’immersione, proprio il giorno della processione della Madonna di Porto Salvo, Patrona dell’isola. Fu soccorso dagli isolani e salvandosi per miracolo decise, come ringraziamento, di donare all’isola, a simbolo di protezione per tutti i sub e gli amanti del mare, la statua rappresentante la Madonna con Bambino.

Oggi, alla profondità di circa 16 metri, si può trovare un “arco”, dove ai piedi è stata collocata la statua di bronzo.

Altre zone dove è possibile immergersi durante i viaggi per sub a Lampedusa sono:

  • Scoglio Pignata: l’immersione comincia ad una distanza di 20 metri dalla formazione rocciosa; il fondale è ricco di grossi massi di forma circolari levigati dalle correnti sottomarine dove non è difficile incontrare grossi trigoni.
  • Punta Cappellone: la zona è ideale per realizzare splendide fotografie. L’immersione termina con la risalita in un particolarissimo cunicolo verticale che sale per una decina di metri.
  • Taccio Vecchio: noto come “il paradiso dei sub”, in questo luogo è possibile effettuare immersioni semplici e rilassanti ed ammirare murene, cernie, pesci pappagallo, triglie e nudibranchi. La zona più particolare di questa immersione è una grotta a cui si accede attraverso una sorta di imbuto capovolto. Immaginate il gioco di colori a cui danno vita i raggi di luce che filtrano attraverso l’apertura posta alla sommità! Un vero spettacolo.
    All’interno della grotta è possibile fare incontri con triglie, magnose (dette cicale), qualche aragosta e una stella marina molto particolare detta “serpentina” che renderà spettacolare la vostra esperienza diving a Lampedusa
  • Lampione: quella di Lampione è definita come una delle immersioni più belle e suggestive del Mediterraneo. L’immersione comincia a circa 20 metri di profondità dove si trovano una serie di grandi massi pieni di rientranze che sono vere e proprie tane per una miriade di esemplari marini: saraghi, murene, corvine, cernie, dentici, ecc. Ma siamo solo all’inizio, in quanto scendendo ancora più giù, verso i 40 metri, si possono fare incontri con pesci più lunghi e grossi di noi umani, come ricciole, cernie, ecc. Ma il bello arriva ancora oltre, intorno ai 60 metri, dove con un po’ di fortuna, potrete ritrovarvi di fronte allo spettacolare incontro con gli squali grigi.
viaggi per sub italia
Una vacanza a Lampedusa, oltre le immersioni e le spiagge spettacolari, nasconde molte altre meraviglie come per esempio lo spettacolo delle uova di tartarughe marine, che a centinaia si schiudono sulla spiaggia dell’isola.

Scopri i tesori di quest’isola prenotando subito i tuoi viaggi per sub a Lampedusa con DiveCircle e visita un gioiello di sabbia e scogli che più a sud non si può!

Diving Tips

[VIDEO] Guillaume Néry sul Cristo degli abissi

Guillaume-Nery-Cristo-degli-abissiVideo Guillaume Nery immersione sul Cristo degli abissi

Per chi non lo conoscesse, Guillaume Néry, è un apneista francese, campione del mondo di apnea individuale nel 2011 (-117 m), è divenuto famoso per aver frantumato il record del mondo di apnea per ben tre volte: la prima, nel 2002, raggiungendo gli 87 metri di profondità; poi, nel 2004, spingendosi fino -96 metri ed infine nel 2006, toccando -109 metri.

Attualmente Guillaume non è più il detentore del record (passato, nel 2012, nelle mani di Alexey Molchanov, -126m) ha mantenuto alta la sua notorietà grazie ad una serie di spettacolari video pubblicati su Youtube.

Uno, in particolare, lo riprende mentre si immerge nel Dean’s Blue Hole, nella baia ad ovest di Clarence Town, nelle Bahamas, ha superato quota 20 milioni di visualizzazioni. Nonostante successivamente, come ammesso dagli stessi autori, il cortometraggio si sia rivelato un falso, la sua bellezza resta indiscussa.

A distanza di pochi mesi, ecco un altro cortometraggio, realizzato da Fabio Ferioli per Cressi Sub. Questa volta l’immersione si svolge in Liguria, per la precisione a San Fruttuoso, dimora del  celebre Cristo degli abissi Al suo cospetto l’apneista si esibisce in una serie di movimenti solenni che, uniti all’intima fotografia ed alla coinvolgente musica di sottofondo, trasmettono armonia e bellezza, la stessa che emana la statua.

Siamo convinti che non tarderà ad eguagliare il suo predecessore. Buona visione.

Diving Tips

Rostri romani alle Isole Egadi: testimonianze di una battaglia

Rostro romano alle EgadiRostro di una nave romana. Photo by RPM Nautical Foundation

Il mare intorno alle Isole Egadi, in Sicilia, regala ancora rostri romani e altri reperti archeologici appartenuti alle navi cartaginesi e romane che il 10 marzo del 241 a.c. si scontrarono in una sanguinosa battaglia (quella appunto “delle Egadi”) in cui romani ebbero la meglio.

Nel luglio 2014, un nuovo rostro romano, denominato “Egadi 10”, è stato recuperato dal gruppo RPM Nautical Foundation utilizzando delle moderne tecnologie.

L’oggetto è stato, infatti, agganciato e recuperato grazie ad un robot sottomarino telecomandato (Roy -Remotely Operated Vehicle).

Il gruppo americano ha collaborato con la Soprintendenza del Mare della Regione siciliana nell’ambito della campagna di ricerche “Archeoegadi 2014”.

Il reperto si trovava ad una profondità di 70 metri al largo di Capo Grosso, a circa 7 km ad ovest dell’Isola di Levanzo ed è in ancora in buone condizioni.

Si tratta di un rostro a tridente in bronzo, montato sulla prua delle navi per sfondare quelle nemiche, ed ancora si possono osservare parti in legno.

Oltre a questo ritrovamento, la Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia ha recuperato in dieci anni di ricerche undici rostri romani, sette elmi bronzei, centinaia di anfore e vari reperti in ferro e terracotta. Il progetto mira a ricostruire la storia della Battaglia delle Egadi, la Prima Guerra Punica.

Le Isole Egadi sono una delle mete preferiti dai sub italiani e non solo!

Scopri tutti i viaggi per sub in Italia di DiveCircle!

Fonte: nationalgeographic.it