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Peso necessario per le immersioni: come stabilirlo?

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Come calcolare il peso necessario per le immersioni? La pesata corretta dipende non soltanto dalla spinta idrostatica, ma anche da una lunga sequenza di fattori, come la composizione del tuo corpo o la densità della tua muta da sub.

Potrai ottenere una stima approssimativa del peso necessario per le immersioni utilizzando il calcolatore di galleggiabilità. Una regola ripetuta spesso ai sub è che si dovrebbe galleggiare a livello degli occhi; un’annotazione giusta, ma solamente quando la tua immersione sta per terminare, ovvero quando si pesa 5 chili di meno. Una perdita di peso, questa, dovuta in grande quantità all’utilizzo dell’aria nelle bombole: pertanto, a inizio immersione, bisogna già pesare 5 chili in più.

Ai sub viene spesso insegnato questo procedimento per essere “neutrali”, ossia per rimanere a 5 metri di profondità con un GAV vuoto e con una bombola semi-vuota. Ma come ci si può riuscire? Alcuni sub utilizzano il metodo definito “ballpark” che consiste nel portare con sé il 10% percento del proprio corpo in piombo (per esempio, chi pesa 70 chili dovrà caricarsi di 7 chili di zavorra). Molti però definiscono questo metodo superficiale e per niente meticoloso; altri, invece, preferiscono il metodo di galleggiamento in superficie, ovvero indossare il peso sufficiente per rimanere a galleggiare con gli occhi al livello dell’acqua indossando l’intero equipaggiamento sub.

Sportdiver.com, ha delineato alcuni passaggi da seguire per capire quanta pesata indossare per immergersi al meglio.

Peso necessario per le immersioni: i passaggi

1. Calcolare la zavorra per il peso del corpo

Di quanti pesi hai bisogno per rendere il tuo corpo “neutrale” in acqua? Prendi alcuni pesi ed immergiti in acqua indossando solo il costume. Sarai perfettamente “neutrale” quando riuscirai a restare immobile con mezzo respiro e affonderai al momento dell’espirazione (consigliamo di utilizzare uno boccaglio per rendere più semplice il test)

Suggerimento per abbassare l’utilizzo di zavorra: perdere peso. Può sembrare un controsenso, ma la massa grassa è più galleggiante rispetto alla massa muscolare. Quini trasformare la massa grassa in massa muscolare ti aiuterà a diminuire il deficit di galleggiamento.

2. Calcolare la zavorra per la muta

Indossa la tua muta da sub, immergiti in acqua e ripeti la procedura delineata nel primo passaggio. Una volta ottenuto la pesata di cui hai bisogno per rimanere neutrale non ti resta che sottrarre a questo numero la pesata ottenuta dopo il Passaggio 1 per ottenere l’indice di galleggiabilità per la tua muta. (Es. se hai bisogno di 2 chili per il Passaggio 1 e di 5 per il Passaggio 2 allora l’indice di galleggiabilità per la muta è di 3 chili).

Suggerimento per abbassare l’utilizzo di zavorra: se le condizioni dell’acqua lo permettono, riduci lo spessore della tua muta. Una muta da sub può influire sulla tua galleggiabilità fino a 1,5 chili per ogni millimetro di spessore. Inoltre se indossi una muta stagna in neoprene devi considerare che il materiale ha molto meno galleggiabilità di quella normale in neoprene. Se invece utilizzi una muta stagna in tessuto ricorda che indumenti intimi più sottili hanno molto meno galleggiabilità di quelli più spessi.

3. Calcolare la zavorra per GAV

I GAV possono essere una grande fonte di galleggiabilità intrinseca, soprattutto i meno recenti, i modelli full-optional che hanno un sacco di imbottitura in stile tradizionale. La maggior parte di GAV alleggeriscono il tuo corpo di quasi 2 chili, per questo hai bisogno di aggiungere al tuo corpo almeno 2 chili di zavorra per compensare. Per testare l’indice di galleggiamento del GAV bisogna immergerlo dopo aver scaricato tutta l’aria.

E’ importante andare a togliere le bolle d’aria nelle spalle e dietro le tasche andando a ruotare leggermente il GAV per consentire la fuoriuscita dell’aria. Devi essere molto paziente, l’acqua ha bisogno di un po’ di tempo per spostare l’aria all’interno del jacket. Una volta che non vedi più l’uscita di bollicine rilascia il GAV all’interno dell’acqua, se spunta da sopra la superficie allora c’è ancora un po’ di galleggiabilità con cui fare i conti. Devi, quindi, aggiungere dei pesi fino a quando il GAV non sarà “neutrale” all’interno dell’acqua.

Una volta effettuato questo passaggio ti basterà soltanto contare i pesi utilizzati per avere i numeri del PASSAGGIO 3.  Suggerimento per abbassare l’utilizzo di zavorra: Compra un GAV più moderno. I modelli attualmente sul mercato, precisamente quelli usciti negli ultimi 2/3 anni, influiscono sulla tua galleggiabilità per circa 1 chilogrammo, altri addirittura non influiscono per niente. (N.B. La maggior parte dei produttori non forniscono dati circa la galleggiabilità dei loro GAV, ma la si può sempre trovare nelle recensioni di ScubaLab.

4. Calcolare la zavorra per la bombola

Le caratteristiche di galleggiabilità delle bombole possono variare sensibilmente. Ad esempio, una bombola standard di alluminio 80 ha un’influenza negativa nel galleggiamento di circa 0,7 chilogrammi quando sarà piena, ma può avere anche un’influenza positiva nel galleggiamento di circa 1 chilogrammo quando sarà a 34 bar di pressione.

In pratica ci sono circa 2 chilogrammi di differenza nel galleggiamento dall’inizio dell’immersione alla fine della stessa che devono essere compensati dall’aggiunta di pesi.

Una bombola d’acciaio, di contro, sia ad inizio immersione che alla fine tende ad avere un’influenza negativa sulla galleggiabilità. Ad esempio una bombola di questo tipo influisce negativamente sul bilanciamento in immersione di circa 4 chili quando è piena e di quasi 1 chilo e mezzo quando è vuota.

Suggerimento per abbassare l’utilizzo di zavorra: passa da una bombola in alluminio ad una in acciaio. Un sub perfettamente “neutrale” passando da una bombola in Alluminio 80 ad una in HP acciaio 80 può togliere, in teoria, quasi 3 chili dalla sua cintura di zavorra.

5. Calcolare la zavorra per tutto il resto

il passaggio successivo per calcolare il peso necessario per le immersioni consiste nel raccogliere il tuo erogatore, manometro, coltellino, pinne e gli altri oggetti che normalmente porti con te durante un’immersione, posizionare tutto all’interno di un sacchetto a rete e immergerlo in acqua. In questo caso l’obiettivo primario è di verificare se l’intera confezione è positivamente galleggiante. Se così fosse ti basterà aggiungere dei pesi fino a rendere il sacchetto neutrale. Se dovesse essere negativa, molto probabilmente non lo sarà di molti, quindi dovrai considerare questa come una zavorra in più. Non funzionerà contro di te, e questo è tutto ciò che conta!

6. Sommare il tutto

Il tutto, in questo caso, è la somma di ogni singola parte. Il risultato ottenuto da questa somma dovrebbe essere veramente vicino alle tue esigenze di zavorra e dovrebbe darti un quadro più chiaro di come mentano, in realtà, le più grandi teorie sul galleggiamento.

Per verificare l’esattezza dei tuoi calcoli, ti basterà attrezzarti con tutte le componenti misurate separatamente, andare in acqua e ripetere il primo passaggio.

Se tutti i passaggi sono stati effettuati correttamente, nel calcolo del peso necessario per le immersioni, dovresti trovarti a galleggiare con la fronte o gli occhi a livello dell’acqua in posizione rilassata.

E nel momento dell’espirazione dovresti lentamente immergerti. Se non dovessi riuscirci non preoccuparti, la zavorra di cui hai bisogno sarà differente di soli 0,5 chili. Effettua gli ultimi aggiustamenti e preparati ad immergerti!

Aggiustare il peso per l’acqua dolce o salata 

Infine, nel calcolo del peso necessario per le immersioni, c’è da rispondere all’ultima domanda sul bilanciamento: di quanto devo modificare la zavorra della mia cintura nel passaggio dall’acqua dolce all’acqua salata?

Per essere estremamente precisi consigliamo di considerare l’intero pacchetto sub + equipaggiamento.

Puoi pesarti sulla bilancia da casa con il tuo equipaggiamento e la zavorra necessaria a renderti “neutrale” oppure effettuare delle stime approssimative. Ad esempio una bombola di Alluminio 80 pesa circa 15 chilogrammi, il peso di una muta da sub di 7mm è di circa 4 chili e l’erogatore, la maschera, le pinne e gli oggetti dell’equipaggiamento pesano per un totale di quasi 7 chili. A questi devi aggiungere il tuo peso.

Ed ora? Il calcolo è semplice. Se passi dall’acqua dolce all’acqua salata devi moltiplicare per 0.025 il risultato dell’operazione precedente ed aggiungere il numero ottenuto al totale.

Nel caso in cui il tuo passaggio sia dall’acqua salata all’acqua dolce dovrai moltiplicare per 0.025 il totale dell’operazione di “pesata” e sottrarre il numero ottenuto alla tua zavorra nella cintura od al GAV

ESEMPIO PRATICO 

Il tuo peso è di 80 chilogrammi ed il peso totale del tuo equipaggiamento “neutrale” (quindi + zavorra) in acqua salata è di 34 chilogrammi, per un totale di 114 kg. 114*0.025=2.8

Il risultato ottenuto, quindi, è di 2,8 chilogrammi che dovrai andare a togliere dal peso della tua cintura di zavorra e sarai pronto per immergerti in modo “neutral” anche nell’acqua dolce.

Attenzione! Ovviamente da come si è capito leggendo quest’articolo non esiste un procedimento scientificamente corretto per calcolare il peso necessario per le immersioni e capire quanta zavorra si ha bisogno, poiché sono tantissimi i fattori da tenere in considerazione (massa corporea grassa, massa muscolare, densità dell’acqua, densità della muta, bombole.. ecc.).

Un procedimento però corretto e veloce è sicuramente quello di indossare il GAV sgonfio, indossare una pesata ipotetica, immergersi in acqua, respirare e vedere se il tuo corpo rimane in equilibrio, ovvero con il pelo dell’acqua all’altezza degli occhi.

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6 miti sulla subacquea da sfatare

domande sulla subacquea

Curiosità, fascino, timore: quante volte vi è capitato di leggere queste emozioni sui volti dei vostri amici mentre gli parlate delle vostre avventure subacquee? Tante, forse troppe. Questo mondo, per chi non lo vive, è ricco di pregiudizi, paure, domande e falsi miti sulla subacquea.

Per questo bisogna mettere in chiaro alcuni punti e sfatare dei falsi miti sulla subacquea che spesso bollano questa attività come rischiosa e piena di pericoli.

I miti sulla subacquea più diffusi

Ecco a voi 6 miti sulla subacquea da sfatare per chi, ancora, ha paura delle immersioni. 

1. Come si fa a respirare sott’acqua, non è pericoloso?

Il respiro viene garantito da uno strumento chiamato “erogatore“. Questo “strano” aggeggio rilascia aria al sub e gli consente di rimanere per lunghi tempo immerso nonostante non sia dotato di branchie. L’utilizzo e la familiarità con l’attrezzatura avviene gradualmente e si impara con specifici corsi partendo da attività preliminari, fino ad arrivare al primo respiro sott’acqua: il momento indimenticabile che marchia a fuoco la vita di chi lo prova.

2. Se finisce l’aria nelle bombole in immersione?

L’attrezzatura che ogni sub porta con sé è dotata di un indicatore in grado di monitorare la quantità di aria che rimane nella bombola: il manometro. Uno strumentino facile e semplice da utilizzare, che indica ai sub quando è attiva la “riserva d’aria”. Inoltre, chi fa subacquea non si immerge mai da solo, anzi ad ogni sub viene sempre assegnato un compagno di immersione e sarà proprio quest’ultimo, in caso di emergenza o problemi, ad aiutarlo, condividendo la sua scorta di aria attraverso un’erogatore di riserva.

3. Sott’acqua ci sono migliaia di animali pericolosi…

Eh sì, sott’acqua ci sono molti animali pericolosi e sulla terraferma? Scherzi a parte, le possibilità di essere vittima di incidenti dovuti ad “incontri ravvicinati” con animali pericolosi durante un’immersione sono veramente esigue. Squali, mante, barracuda e simili, sono molto più impegnati a vivere la propria vita che a badare a noi “alieni” muniti di bombole, maschera e pinne. Inoltre spesso quei rari incidenti capitano più per colpa dei sub che non a causa degli animali: ricordatevi sempre che in immersione siamo “ospiti”.

miti sulla subacquea

4. Quanto si deve andare profondo durante un’immersione?

Quello della profondità è un altro dei falsi miti della subacquea. Per essere un subacqueo non devi per forza immergerti e scovare Atlantide, già a pochi metri di profondità si può assistere a spettacoli mozzafiato. Non c’è un limite dove arrivare, anzi ogni sub deve godersi la propria esperienza senza forzare, rimanendo nella dimensione ideale alle proprie caratteristiche. Inoltre le immersioni ricreative, ovvere quelle “sportive” hanno un limite di 40 metri di profondità. 

5. Ma non ti porta problemi di salute, non ti fa male alle orecchie?

Un altro falso mito da sfatare è sulla salute dei sub. Tutti i diving center sono sottoposti a rigidi standard di sicurezza ed i controlli, sia ai macchinari di ricarica che alle attrezzature, sono continui ed accurati. Ed i problemi alle orecchie? La pressione atmosferica aumenta con la profondità e tutte le cavità aeree del corpo, come le orecchie, si comprimono. Per prevenire qualsiasi problema, tuttavia, basta compensare. La compensazione è una manovra molto semplice che serve a riequilibrare la pressione interna al timpano con quella esterna. Esistono varie tecniche di compensazione, ma la più comune consiste nel tapparsi il naso con una mano e provare a buttar fuori l’aria dallo stesso, l’aria trovando ostruita la cavità nasale cercherà di fuoriuscire dalle orecchie andando a riequilibrare la pressione interna con quella esterna. La manovra viene fatta costantemente durante la discesa, prima di avvertire fastidio o dolore, e diventerà una manovra naturale nelle vostre visite subacquee.

6. E se entra l’acqua nella maschera?

Durante un’immersione può capitare che entri acqua all’interno della maschera, o per un movimento errato o perché non la si è fatta aderire alla perfezione. Si deve risalire? Assolutamente no, per svuotare la maschera basta effettuare una semplicissima operazione: schiacciare la maschera sulla fronte, alzare il viso e contemporaneamente espirare dal naso. L’aria, essendo più leggera dell’acqua e spinta dalla pressione del naso, fuoriuscirà dalla maschera portando con sé il liquido e la tua visione subacquea sarà di nuovo perfettamente pulita.

Chissà quante volte anche tu avrai dovuto rispondere a domande di questo genere e ascoltare strani miti sulla subacquea. Qual è la domanda più strana a cui hai dovuto dare una risposta?

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Incontri con lo squalo balena: codice di comportamento

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Lo qualo balena è uno dei tanti meravigliosi abitanti dei mari che è possibile incontrare andando a zonzo per il continente blu. L’emozione può essere talmente incontenibile che, talvolta, ci dimentichiamo di essere solo ospiti in un ambiente selvatico e ci precipitiamo ad accarezzare, solleticare o dare cibo a qualsiasi animale passi nelle nostre vicinanze, se non addirittura ad aggrapparci e farci trainare.

Questo accade specialmente quando si incontra animali grandi, lenti ed inoffensivi, come lo squalo balena, che ci inducono a credere che non sia poi così grave toccarli o far loro trasportare il nostro leggiadro peso. Ma non è proprio così.

Anche se capiamo che l’entusiasmo, in quei momenti, sia incontenibile, è sempre meglio non toccare gli animali selvatici, per rispetto nei loro confronti. Il contatto, infatti, al di là del semplice fastidio che potrebbe suscitare negli animali, potrebbe trasmettere loro batteri ed altri agenti patogeni, asportargli lo strato protettivo superficiale nonché spaventarli ed innervosirli.

Codice di comportamento con lo squalo balena

Questo “vizietto” del toccare è così diffuso che la “Società per la Conservazione degli Squali Balena” delle Seychelles ha redatto un Codice di comportamento da adottare in caso di incontri con lo squalo balena. Il Codice è indirizzato sia alle guide subacquee che ai conducenti dei natanti ed a tutti i loro clienti, per rendere il subacqueo responsabile nelle proprie interazioni con le forme di vita selvatica.

diving in Thailandia-squalo balena


Il Codice è stato approvato dal Governo delle Seychelles, ed è basato su dati provenienti da vari esperti che da molti anni registrano incontri con lo squalo balena. Il suo obiettivo è quello di consentire ai subacquei un’esperienza gratificante, divertente e, allo stesso tempo, di evitare disturbo o danni agli animali. Funziona un po’ come il galateo per la società umana, che ci aiuta a vivere rapporti sociali civili e basati sul rispetto reciproco.

Regole per i sub

Ecco quali sono, dunque, le regole che i subacquei, e non solo, devono seguire durante gli incontri con lo squalo balena.

  • nuotare solo di fianco o dietro all’animale, mai davanti;
  • mantenersi sempre ad una distanza di 3 metri dalla porzione anteriore dell’animale, a 4 metri dalla porzione posteriore e caudale;
  • fare foto senza usare il flash;
  • non toccare o cavalcare l’animale per nessun motivo ed in nessun modo. Tanto meno limitarne i movimenti;
  • non utilizzare veicoli di propulsione subacquea;
  • sono consentite un massimo di 8 persone alla volta in acqua.

Regole per le barche

  • quando un vascello entra nella “zona di contatto” di uno squalo balena, ovvero se si trova a meno di 200 metri dall’animale, deve issare una bandiera speciale. In questo caso nessun altro vascello deve avvicinarsi alla zona di contatto;
  • il vascello che è entro la zona di contatto dell’animale deve mantenere una distanza da questo di 10 metri o più;
  • il vascello che è entro la zona di contatto deve mantenere una velocità inferiore agli 8 nodi se si trova ad una distanza maggiore di 50 metri, mentre deve ridurre la velocità a 2 nodi se si avvicina a meno di 50 metri dall’animale;
  • il tempo di “contatto” non deve eccedere la mezz’ora, soprattutto se ci sono altri vascelli in attesa di accostarsi;
  • il vascello deve avvicinarsi all’animale dalla parte della testa o di fianco, non da dietro. Non deve quindi inseguire l’animale;
  • il conduttore del vascello deve registrare i dati dell’approccio per comunicarli alle Autorità.

La speranza è che queste norme possano stimolare una cultura dell’eco-turismo basato su questa splendida specie, permettendoci di ammirarla in tutto il suo splendore evitandole allo stesso tempo eccessivo disturbo.

Il Codice di comportamento avrà tanto più successo quanto più tutti noi ci atterremo alle regole e ci faremo portavoce del rispetto per l’ambiente e per la vita selvatica.  La tutela dello squalo balena migliorerà molto se queste regole saranno applicate anche dove esse non sono ancora obbligatorie.

Perché il rispetto del mare è un impegno di tutti, come sono patrimonio di tutti la sua bellezza e la sua ricchezza.

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Mantenersi in forma: i segreti di un sub

Scuba girl

Mantenersi in forma praticando subacquea non solo è possibile, ma è quasi inevitabile. Al cinema o in televisione siamo abituati a vedere sub planare lungo scogliere mozzafiato, relitti, caverne e quanto vi è di più meraviglioso sul fondo del mare, apparentemente senza alcuno sforzo.

Così le immersioni subacquee possono sembrare un’esperienza rilassante che non richiede molto sforzo fisico. La subacquea offre sicuramente l’opportunità di staccare dalla frenesia della vita quotidiana, ma è anche un eccellente modo per mantenersi in forma.

Mantenersi in forma bruciando calorie e tonificando i muscoli

La subacquea è un ottimo modo per bruciare le calorie. Da questo punto di vista è paragonabile al pattinaggio sul ghiaccio, al calcio o  al power walking. Ad esempio, se doveste pesare 80 kg, brucereste circa 600 calorie ogni ora, ma anche di più in presenza di corrente o in acqua fredda. Inoltre sott’acqua il corpo perde calore 20 volte più velocemente che sulla terra.

Questo significa che il metabolismo dovrà accelerare e lavorare molto di più per mantenere la giusta temperatura corporea. Immaginatevi se poi ci si immerge in acque fredde come ha fatto l’apneista Stig Severinsen (senza muta, tra l’altro).

Quali sono invece gli esercizi che aiutano i sub a mantenersi in forma e tonificare i muscoli?

Spostare l’attrezzatura

L’attrezzatura per le immersioni non è affatto leggera (solo la bombola pesa quasi 25 kg). Indossarla, spostarla da un punto di immersione all’altro, entrare ed uscire fuori dall’acqua sono tutti esercizi per mantenersi in linea che la subacquea permette di svolgere. Un vero e proprio programma di sollevamento pesi al di fuori della palestra.

Nuotare e combattere contro la corrente

L’utilizzo delle pinne non è così semplice. Non basta muovere su e giù le gambe alternandole. In acqua la spinta non è determinata dal movimento delle ginocchia, bensì delle anche. Non bisogna trascurare, poi, che l’acqua è più densa rispetto all’aria e quindi produce più resistenza sui corpi che vi si muovono all’interno. Questa resistenza crea un allenamento a basso impatto, che è una grande alternativa per gli esercizi a terra, in particolare per le persone che soffrono alle articolazioni.

A seconda del sito di immersione, ci si potrebbe trovare a combattere con correnti, più o meno forti, o a vortici marini. Ma nel mondo sommerso anche contrastare la più lieve corrente richiede un notevole utilizzo di energie. Se poi, fortunatamente, non ci dovessero essere, non credete di potervi rilassare. Stare al passo con i pesci e tutta la vita marina non è per niente semplice, se poi avete intenzione di scattare foto o girare video dovete darvi molto da fare.

In generale le immersioni subacquee tonificano il corpo e rafforzano i muscoli; in particolare il cuore, i glutei e la schiena. Poi si sa, il nuoto è lo sport più completo.

Ma l’attività subacquea non aiuta solo a mantenersi in forma e cambiare il proprio fisico. Scopri le 10 cose che cambiano quando si diventa sub o perché è meglio non innamorarsi mai di un sub.

 Pronti ad immergervi? Date un’occhiata ai nostri corsi sub!

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[VIDEO] Vortici marini, questi sconosciuti

I vortici marini questi sconosciuti anteprima articolo

Sono chiamati Whirlpool, no non stiamo parlando di lavatrici o lavastoviglie, ma di vortici marini. Il fenomeno è ancora abbastanza sconosciuto, le sue dinamiche e le cause che li producono sono ancora in fase di studio. L’unica cosa certa è la spettacolarità di questo fenomeno che può formarsi ovunque nei nostri mari. È come se di punto in bianco, come nei cartoni animati della Warner Brothers, qualcuno togliesse un tappo dal fondale. Da quel momento l’acqua comincia a girare vorticosamente ed ad essere risucchiata verso il basso proprio come in un lavandino.

L’evento dei vortici marini può durare anche diversi minuti con dimensioni variabili.

Vortici molto grandi sono presenti, ad esempio, nell’Oceano Atlantico ma anche negli abissi del Mar Mediterraneo, in particolare quello orientale. La scoperta di questo fenomeno nel nostro Mare è stata casuale ed assolutamente inaspettata in quanto bacino chiuso. Nel 2012 l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare nell’ambito di una ricerca sui neutrini ha rilevato per la prima volta la presenza di catene di vortici marini alla profondità di otre tremila metri. Strutture dal diametro circa di dieci chilometri dalla velocità di circa tre centimetri al secondo.

“Potrebbero essere arrivati lì da lontano, come se fossero stati trasportati da una sorta di fiume sottomarino e in questo senso possono dirci qualcosa sia sull’acqua del luogo da cui provengono, sia sulle caratteristiche del clima che ha prodotto questi spostamenti, assumendo grande importanza nell’ambito dello studio delle variabilità climatiche del Mar Mediterraneo” dice l’oceanografo Angelo Rubino.

Come detto precedentemente, questi vortici sono ancora in fase di studio. Nel frattempo guardate questi sub che hanno deciso di studiarli molto da vicino.

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Vademecum per immersioni sicure: le dieci regole fondamentali

regole di immersioneSub in immersione sicura

La passione, senza controllo, può essere pericolosa. Per questo la Società Italiana di Medicina Subacquea Iperbarica ha stilato con cura un vademecum per immersioni sicure da rispettare durante viaggi per sub.

Dieci passi da seguire per non incappare in nessun problema e vivere al cento per cento la passione per la subacquea.

Ecco le regole compongono il vademecum per immersioni sicure durante i viaggi per sub:

1.  Dotarsi di idoneità medica per immergersi sott’acqua (certificato medico di buona salute o di idoneità agonistica). Si tratta di una condizione poco considerata: si pensi a chi si reca nei villaggi turistici e decide di prendere il brevetto in loco ove non viene eseguita nessuna visita.

2.  Il brevetto va mantenuto efficiente, ovvero non deve essere preso e utilizzato una volta ogni tanto; sarebbe come non averlo.

3.  La profondità da raggiungere deve essere rispettata in relazione ai gradi del brevetto. E, invece, si va sempre oltre raggiungendo profondità che non si è in grado di gestire.

4.  Mantenersi in buona forma fisica per conservare in salute il sistema cardiocircolatorio e contenere il peso.

5.  Se non ci si immerge da un po’ di tempo, eseguire le prime immersioni della stagione con prudenza e gradualità senza andare nelle correnti o a profondità elevate.

6.  Immergersi solo se si sta bene.

7. Non fare sforzi appena usciti dall’acqua e nelle ore successive per consentire una desaturazione ottimale.

8. Non recarsi in montagna e non prendere un aereo nelle 12 ore successive per evitare ulteriori sbalzi pressori.

9. Programmare bene l’immersione pianificando ogni aspetto, studiando le correnti e la profondità e andando sempre in coppia.

10. Conoscere la propria attrezzatura e mantenerla efficiente. Se si affitta, verificarne la funzionalità e prenderne confidenza prima di immergersi.

Buone immersioni sicure a tutti voi!

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Prime immersioni subacquee: consigli e kit di base

prime immersioniIstruttori spiegano i dettagli delle immersioni

Se non sei ancora un sub e vuoi iniziare ad esplorare il mondo sottomarino con dei viaggi per sub, ti occorre seguire alcuni semplici consigli per le prime immersioni subacquee.

Puoi iniziare ad immergerti quando vuoi, l’importante è che per vivere le tue prime immersioni tu ti rivolga ad istruttori qualificati che ti aiuteranno ad acquisire conoscenze tecniche e ti accompagneranno nelle tue prime immersioni in tutta sicurezza.

La guida è infatti fondamentale perché ti permette di effettuare un’immersione sicura in siti certamente affascinanti. Le esplorazioni subacquee avvengono sempre tra fondali mozzafiato, relitti, grotte in cui incontrerai pesci colorati e piante marine. Ti prepareranno al meglio per i tuoi prossimi viaggi per sub!

Prime immersioni subacquee: kit necessario

Se non sei attrezzato, niente paura, i Diving Center generalmente mettono a disposizione l’equipaggiamento necessario ad immergersi. Oppure puoi comprare tutto il materiale necessario su misura per te, in un qualsiasi negozio specializzato nella vendita di attrezzature subacquee.

prime immersioni

In particolare, per immergerti dovrai essere equipaggiato di :

  • Muta;
  • GAV (Giubbetto ad assetto variabile) che serve a galleggiare in caso di emergenza;
  • Maschera;
  • Boccaglio;
  • Pinne.

Altri accessori opzionali sono:

  • Torcia;
  • Coltello;
  • Computer da polso, che fornisce varie informazioni sull’immersione in corso;
  • Foto o videocamera.

Per quanto riguarda bombola ed erogatore, questi verranno forniti direttamente dal diving center a cui ci si rivolge poiché necessitano di continua manutenzione.

Buone prime immersioni a tutti voi e buoni viaggi per sub!