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Il Golfo dei Delfini, per un dolphin watching sostenibile

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Il Golfo dei Delfini è un progetto a cura di Worldrise, onlus che porta avanti progetti di tutela e valorizzare l’ambiente marino, in collaborazione con Friend of the Sea, organizzazione non governativa volta alla salvaguarda degli oceani tramite iniziative di tutela e certificazione di prodotti e servizi sostenibili.

Durante gli ultimi 10 anni, nel Golfo degli Aranci in Sardegna, si è diffusa la pratica del Dolphin Watching a scopi turistici e senza alcuna regolamentazione. Alla base di tutto vi è la presenza nel Golfo di un gruppo, formato prevalentemente da femmine e piccoli, di circa 60 delfini costieri della specie Tursiops truncatus, specie protetta a livello europeo.

Purtroppo la normativa A.C.C.O.B.A.M.S. (Agreement on the Conservation of Cetaceans in the Black Sea, Mediterranean Sea and contiguous Atlantic Area), che prevede delle linee guida da seguire nel caso di avvistamento di delfini in mare, è stata recepita dal Governo Italiano solo a titolo di “consiglio di comportamento volontario”. Di conseguenza il Dolphin Watching si è sviluppato nel Golfo degli Aranci come pratica sregolata, che vede ogni estate la presenza di numerose imbarcazioni di operatori turistici (regolari e non), di diportisti con barche proprie e di imbarcazioni a noleggio, che inseguono i delfini, talvolta tagliandogli la rotta. Inoltre è sempre più frequente imbattersi in conducenti e turisti che, incautamente, si tuffano in mare per fare il bagno con i delfini o che provare a dargli da mangiare.

Se da un lato ciò rappresenta la prova tangibile del valore economico dell’attività in questione, dall’altro, costituisce un’enorme criticità in termini di protezione ambientale e sicurezza.

cartelloni informativi del progetto Il Golfo dei Delfini

Il Golfo dei Delfini: la mission

Lo scopo primario del progetto è coinvolgere gli operatori turistici, impegnati nell’attività di Dolphin Watching, in corsi formativi che puntino a sviluppare un’offerta turistica sostenibile ed educativa, basata sulla consapevolezza ambientale, sulla creazione di nuove attività ricreative e sul rispetto e la valorizzazione del proprio territorio.

Le azioni del progetto abbracciano 3 diversi aspetti:

1) Formazione: gli operatori di Dolphin Watching aderenti al progetto usufruiscono di corsi di formazione gratuiti sulle caratteristiche fisiologiche, biologiche ed ecologiche dei delfini e sulle minacce a cui essi sono giornalmente sottoposti.

2) Educazione: grazie alle nozioni acquisite mediante i corsi, gli operatori trasmettono ai turisti l’importanza ecologica della specie in oggetto e le minacce a cui sono sottoposte, anche grazie all’aiuto di schede infografiche tradotte in inglese, francese, tedesco e spagnolo, presenti sulle imbarcazioni. E’ stato inoltre introdotto un protocollo di condotta da applicare in caso di avvistamento e basato sulle linee guida A.C.C.O.B.A.M.S. adattate alla specie e alle necessità locali. Infine, in collaborazione con Friend of the Sea, è stata adattata alla realtà locale la certificazione di Dolphin Watching sostenibile.

3) Divulgazione: grazie a sticker e cartelloni scientifico divulgativi, affissi nelle navi della Corsica Sardinia Ferries, nella sede della guardia costiera locale, nell’info point del comune, nelle imbarcazioni dei noleggiatori e nelle sedi degli operatori turistici aderenti, i turisti vengono informati e sensibilizzati sui delfini e sui comportamenti da adottare in caso di avvistamento.

In contemporanea, viene portata avanti una ricerca scientifica sulla distribuzione e sulla presenza della specie Tursiops truncatus in queste acque, in collaborazione con gli studenti di diverse università e con l’associazione Me.Ri.S. Mediterraneo Ricerca e Sviluppo, finalizzata a capire l’importanza di quest’area per questi esemplari e la strategia di tutela applicare per salvaguardare la specie.

Per scoprire quale sia la giusta condotta da adottare in caso di avvistamento di delfini in mare clicca qui. Per ulteriori informazioni su progetto il Golfo dei Delfini qui!

Fonte: worldrise.org

Marine Life

Mattanza delle balene alle isole Fær Øer: un orrore chiamato tradizione

m mattanza delle balene nelle isole Fær Øer

In questi giorni sui social media, avrete visto sicuramente circolare numerose foto che testimoniano la mattanza delle balene, il massacro dei globicefali (specie Globicephala melas), meglio conosciuti come balene pilota (chiamati così perché più che rassomigliare a dei delfini sono simili alle balene) in atto nelle Isole Fær Øer; un arcipelago che si trova nel nord dell’oceano Atlantico, in un’area compresa tra la Scozia, la Norvegia e l’Islanda, appartenente al Regno di Danimarca.

Una “tradizione” chiamata Gridadrap…

Le foto in questione immortalano quella che è considerata una tradizione locale ossia l’annuale caccia alla balena pilota chiamata ‘’Gridadrap’’, che significa “mattanza”; ed è proprio una mattanza quella che ogni estate dipinge di rosso le acque che bagnano queste isole.

Tutto inizia all’alba quando i branchi di balene si affacciano al largo; i cacciatori dei villaggi, a bordo delle loro barche, li circondano e cercano di spaventare gli animale colpendo gli scafi in modo da spaventarli e disorientarli e condurli in una spiaggia prestabilita. Una volta raggiunte le acque basse, inizia il massacro: arpionate, legate, uccise all’istante con un colpo sulla spina dorsale.

Una vera e propria strage, ancora più grave se si pensa che avviene sotto gli occhi di decine di bambini. 

Dopo la caccia, il grasso e la carne vengono distribuiti ai membri della comunità, nonostante i medici locali sconsigliano di mangiarla, dal momento che contiene tossine e metalli pesanti per cui non è conforme agli standard dell’Unione sugli alimenti per il consumo umano.

… che risale al 1500

Tale pratica risale al 1500 ed era molto importante per la sopravvivenza di una famiglia dell’epoca in quanto la carne ed il grasso di balena costituivano una buona parte della dieta degli antichi faroesi. Il grasso, in particolare, era molto importante per la trasformazione in olio, il quale veniva usato per l’illuminazione e per altri scopi; la pelle, invece, veniva infine utilizzata per la produzione di corde e funi.

Ma se anticamente in ballo c’era la sopravvivenza della popolazione, oggi sembra difficile capire le ragioni che spingono ad una simile brutalità.

 mattanza delle balene nelle isole Fær Øer

Mattanza delle balene: una pratica proibita all’interno dell’UE

Ad aggravare la situazione vi è il fatto che le balene del Nord Atlantico sono considerate specie protetta dalla “Convention on the Conservation of European Wildlife and Natural Habitats” e pratiche come la mattanza delle balene sono state dichiarate illegali nell’Unione Europea.

Nonostante la Danimarca sia uno dei membri della UE, essa è consentita alle isole Fær Øer, poiché tali isole non sono parte dell’UE. Un protocollo al trattato di adesione della Danimarca alla Comunità europea afferma che i cittadini danesi che risiedono nelle Fær Øer non devono essere considerati come tali ai sensi del trattato. Tale regione detiene il controllo su quasi tutte le questioni di politica interna, ed è il governo locale a stabilire le regole della Grindadráp.

Nonostante l’estrema crudeltà e l’impatto devastante sugli equilibri della popolazione delle balene suscitino l’indignazione internazionale, il problema non riveste un livello prioritario sull’agenda politica comunitaria. In Italia Alfonso Pecoraro Scanio, ex ministro dell’ambiente, ha lanciato una raccolta firme on-line su Change.org. Diverso, invece, è l’impegno degli attivisti di Sea Shepherd che lottano con tutte le loro forze contro questa pratica barbara, realizzando azioni di disturbo nei confronti dei cacciatori e sensibilizzando l’opinione pubblica sull’argomento, documentando questa atrocità. Ma nonostante le denunce le cose non sembrano cambiare.

Le immagini ed i video, come quello in questo articolo, parlano da sole. Indignarsi non è abbastanza e noi di DiveCircle vogliamo unirci all’urlo di dolore di tutti questi animali massacrati ed unirci all’appello di tutti coloro che a gran voce chiedono di interrompere questa tradizione.

Shakespeare ha detto: “C’è del marcio in Danimarca”. Caro William, avevi ragione.

 mattanza delle balene nelle isole Fær Øer